Il colloquio di lavoro: Cosa mi chiederanno?

Le domande che vengono poste possono essere le più svariate, ed essere perfettamente preparati ad ogni tipo di colloquio è pressoché impossibile. Comunque, due argomenti verranno sicuramente trattati: si parlerà di voi e del lavoro per il quale vi siete candidati.

Ecco una mini-guida alle domande più gettonate e… alle possibili risposte. Ovviamente si tratta di suggerimenti da adattare alla vostra esperienza, alla vostra personalità e alla realtà dell’azienda. Non date risposte che non sentite vostre: potreste apparire poco convinti, o compiacenti, e la cosa andrebbe a vostro svantaggio.

DOMANDE PERSONALI

“Mi parli di Lei…”
È sì una domanda per rompere il ghiaccio, ma anche un’occasione per vedere come sapete strutturare un discorso. Non dovete recitare a memoria il CV, ma comunque, visto che siete lì per un colloquio, non è sbagliato iniziare dai vostri studi o dalle vostre esperienze lavorative. Fate però emergere un quadro abbastanza completo di voi: parlate anche di hobby, sport, viaggi, sempre facendoli rientrare all’interno di una descrizione della vostra personalità e delle vostre attitudini. Per es. “Il lavoro nel non profit per me è una passione, infatti svolgo anche attività di volontariato”, “Mi ritengo molto capace nel coordinare e motivare gruppi di persone, infatti sono capitano di una squadra di pallavolo”.
Occhio a non iniziare un comizio: 2-3 minuti sono più che sufficienti.

“Come si descriverebbe in tre aggettivi?”
Meditateci… sarà un utile esercizio di auto-consapevolezza. Non sparate paroloni solo perché pensate possano colpire, e sappiate che potrebbero chiedervi “In che senso?” oppure “Mi racconti un episodio della sua vita in cui questo lato del suo carattere è venuto fuori”.

“Qual è il Suo peggior difetto?”
Niente risposte fintamente modeste del tipo “Sono troppo sincero”, “Sono troppo preciso sul lavoro”.
Potreste iniziare con: “I miei colleghi/i miei amici dicono che…”. Dimostrerete così di tenere in considerazione il parere degli altri.
Un’altra strategia vincente è quella di dire, senza aspettare che ve lo chiedano, cosa fate per evitare che questo vostro punto debole diventi un problema sul lavoro, per es.: “Sono troppo scrupoloso quando scrivo, ci metterei giorni per finire un report. Perciò mi devo dare delle scadenze molto precise, in modo da finire in tempo.”

“Qual è l’ultimo libro che ha letto/film che ha visto?”
I vostri gusti dicono molto della vostra personalità.
Chiaramente, se l’ultimo libro che avete letto non vi è piaciuto, dite anche l’ultimo che vi è piaciuto.

DOMANDE SUGLI STUDI

“Quali materie di studio preferiva?”
È una domanda che viene generalmente posta ai neodiplomati/laureati. Potrebbero anche andare più nel dettaglio, chiedendovi gli argomenti che più vi interessavano, o gli autori che ritenete più significativi.

“Come studiava?”
Il selezionatore è interessato al vostro metodo di studio. Studiavate in gruppo o da soli? Prendevate appunti, sbobinavate le registrazioni di tutte le lezioni? Preparavate degli schemi riassuntivi? Ovviamente non c’è una risposta giusta: siate semplicemente sinceri.

“Perché ha scelto questo percorso di studi?”
“A posteriori avrebbe preferito intraprendere un’altra strada?”
Anche qui, la parola d’ordine è sincerità. Certo, sappiate che “Ho studiato legge solo perché mio padre voleva un figlio avvocato” non è una risposta vincente. Se invece siete disperati perché adoravate le materie che studiavate ma avete poi capito che il mercato del lavoro era saturo, non iniziate a piangervi addosso: ammettete le vostre perplessità ma mettete comunque in luce le competenze che avete acquisito e il modo in cui pensate di metterle a frutto in un ambito lavorativo diverso da quello che immaginavate.

“Come mai il Suo voto di maturità/laurea è così basso?”
“Come mai si è diplomato/laureato in un tempo così lungo?”

Ed ecco le dolenti note… A questo punto, per controbilanciare l’informazione negativa, dovete sottolineare un punto di forza. Per es. accettavate anche voti bassi per laurearvi nel minor tempo possibile. Oppure, vi siete laureati tardi perché eravate molto impegnati nell’organizzare o seguire attività extracurricolari, come seminari o dibattiti, o forse perché lavoravate per mantenervi agli studi.
Nulla di tutto ciò? Avete avuto dei problemi personali? Potete dirlo, senza però entrare nei dettagli delle sventure che vi hanno impedito di dedicarvi agli studi con zelo. L’essenziale è dirlo in modo asciutto e sicuro: dimostrerete di essere consapevoli che questo è un punto a vostro sfavore, e che ora siete persone diverse, pronti ad impegnarvi con profitto nel lavoro che vorranno assegnarvi.

DOMANDE SUL LAVORO

Oltre alle classiche domande che i candidati si aspettano, sulle precedenti esperienze lavorative e sulle competenze che pensano di poter utilizzare nella posizione a cui ambiscono, ve ne sono alcune che possono essere più inaspettate…

“Sta mandando il CV ad altre aziende? Sta facendo altri colloqui?”
“Ha già rinunciato a qualche offerta? Come mai?”
Siate sinceri. è giusto che l’azienda sappia che non sarete liberi per sempre. Se avete rinunciato ad altre offerte, spiegate i criteri di scelta che vi hanno portato a decidere.

“Come ha saputo della nostra ricerca di personale?”
“Cosa sa della nostra azienda?”

Dimostratevi INFORMATI! Nulla è più fastidioso, per un selezionatore, di un candidato che… praticamente non sa perché sta facendo il colloquio! Lo zelo con cui cercate annunci di lavoro e informazioni sulle aziende è un importante indicatore della vostra motivazione.

“Quali sono i Suoi obiettivi a 5/10/15 anni?”
Per una generazione abituata alla precarietà, questa domanda è veramente spiazzante. Dimostrate però di non essere rassegnati all’instabilità professionale, e di avere delle idee precise sul vostro futuro, per quanto consapevoli che queste idee si dovranno adattare al mercato del lavoro. Chiarite quali competenze vorreste acquisire sul breve periodo, e come vorreste crescere professionalmente sul medio/lungo periodo.

Se state già lavorando e volete cambiare lavoro, potrebbero chiedervi:
“Per quali motivi ha scelto l’azienda dove lavora attualmente?”
“Perché cerca un nuovo lavoro?”
“Perché lo cerca da noi?”

Qui la regola d’oro è: mai parlare male dell’azienda che si lascia. Potrebbero pensare che, un domani, fareste lo stesso con loro. Puntate piuttosto sul vostro desiderio di crescere professionalmente, o di cambiare settore. Nel caso stiate lavorando per un’azienda concorrente, non lasciate assolutamente intendere che sareste disposti a violare gli obblighi di riservatezza: è una questione di etica professionale.

DOMANDE “CATTIVE”

“Perché alla Sua età guadagna così poco?”
“Che cosa mi risponde se Le dico che la Sua presentazione è stata terribile?”
“Ho già assunto un laureato della Sua stessa Facoltà, e me ne sono pentito. Perché con Lei dovrebbe essere diverso?”
Queste domande servono a valutare la vostra tolleranza allo stress, nonché la vostra abilità di argomentare.

“Quanto è alto questo edificio?”
“Senta… Ha un appuntamento dal medico, e il Suo capo convoca una riunione alla stessa ora. Lei che cosa fa?”
“Mi venda questa penna.”
Qui si valuta la vostra flessibilità cognitiva: vi si chiede infatti di passare rapidamente da un registro a un altro. Se la domanda vi sorprende, una breve risata può essere simpatica, ma sappiate che la domanda è seria! Evitate di dire: “Ma scherza?!?” e iniziate a riflettere: dimostrate le vostre abilità retoriche e di problem solving.

“Ha intenzione di avere figli?”
Questa è una domanda che viola la privacy, eppure in tanti la fanno. È anche una domanda discriminatoria, perché viene rivolta solo alle donne. E purtroppo, in questo caso la sincerità non sempre paga. Potreste rimanere sul vago, lanciando il messaggio che la vostra vita privata, in ogni caso, non incide sul vostro lavoro. Oppure potreste puntare sul fatto che avete una rete familiare molto solidale, che vi aiuterebbe con il pargolo: nonni, zii, etc.

E PER FINIRE…

Il colloquio vi sembra finito? Occhio a non “abbassare la guardia”, perché potrebbero dirvi…
“Vuole chiedermi qualcosa Lei?”
Non rimanete a bocca aperta, cogliete l’opportunità per porre domande che dimostrino il vostro concreto interesse per la posizione aperta. Vietato parlare di stipendio al primo colloquio!
Prima di congedarvi, potete chiedere anche quali saranno i tempi per conoscere l’esito della selezione.

In bocca al lupo!

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