Archivi categoria: Psicologia e vita quotidiana

#RestiamoACasa | Episodio 8 | Formiamoci

Nei giorni passati ho trascurato un po’ il blog – chiedo venia! – ma sono stata impegnata in un corso FAD (formazione a distanza), sigla che alcuni di voi già conoscono molto bene.

Ed è esattamente l’idea che voglio darvi oggi: perché non approfittare dello stop forzato per fare un bel corso di formazione?

Sul sito Solidarietà Digitale, del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione e l’Agenzia per l’Italia digitale, trovate moltissime risorse gratuite messe a disposizione da imprese e associazioni.

Se tra le categorie scegliete “e-learning” troverete molte proposte. Ve ne segnalo qui qualcuna.

Se avete in programma di iscrivervi all’università

UnidTest mette a disposizione gratuitamente lezioni in diretta e-learning sulle principali discipline previste nei test di ammissione universitari, e simulazioni collettive periodiche dei test. Gli interessati possono accedere agli eventi in calendario e confrontarsi con centinaia di candidati che condividono lo stesso obiettivo. Per aderire, visitate la pagina dedicata e seguite le istruzioni per la registrazione.

Se volete imparare o approfondire l’inglese

EF English Live mette a disposizione di tutti i privati i propri corsi di inglese online. Si potrà usufruire gratuitamente di 2000 ore di contenuti, tra cui sezioni specifiche dedicate a Business English e preparazione agli esami TOEFL/TOEIC. Il servizio ha la durata di 30 giorni ed è attivabile fino al 3 aprile.  Vi potete registrare a questo link

Se state cercando lavoro e siete alla ricerca di corsi che rilascino un certificato

Alteredu, startup innovativa che eroga corsi e-learning certificati MIUR, offre gratuitamente i corsi riguardanti l’adeguamento alle normative Privacy, Sicurezza sul Lavoro e HACCP. Chiunque può seguire i corsi, e se deciderà di ottenere il certificato potrà sostenere l’esame e richiedere la certificazione pagando soltanto le spese vive per il rilascio del certificato. Le certificazioni sono riconosciute a norma di legge ai fini dell’assolvimento degli obblighi di aggiornamento previsti dalle singole normative. A questo link trovate tutti i corsi.

Se siete liberi professionisti o aziende

Sin Tesi Forma Imprese mette a disposizione 500 pacchetti Abbonamento Base gratuiti per tutti i liberi professionisti d’Italia, grazie ai quali fruire di tutta l’offerta formativa e-learning asincrona. A questo link è possibile accedere inserendo il coupon solidarietadigitale.

Inoltre, 250 corsi online gratuiti accreditati per le imprese (Privacy, Sicurezza sul Lavoro, ma anche Excel, Photoshop, assertività…). A questo link è possibile accedere inserendo il coupon solidarietadigitale.

Infine, se come me siete professionisti sanitari, anche se per ora non c’è nulla di specifico per noi in questo catalogo, vi ricordo che come sempre sul sito Age.na.s. potete trovare  la pagina “ricerca eventi ECM”, dove vi sarà possibile inserire un filtro di ricerca per trovare tutti i corsi ECM in FAD, anche gratuiti.

Vi auguro una buona giornata e… buon lavoro per le vostre celluline grigie!  

 

(Photo by Avel Chuklanov on Unsplash)

 

#RestiamoACasa | Episodio 7 | Vediamo una serie | Atypical

Oggi vi parlo di una serie TV, della quale in realtà volevo parlarvi da mesi… Beh, ora ho tempo di scriverne!

Come sapete, il mio intento con questi articoli è quello di dare idee per passare questo tempo in modo piacevole e costruttivo, ma ricordate sempre le due regole fondamentali da seguire quando si parla di TV, film, serie, streaming ecc:

  • alzatevi ogni tanto per muovervi un po’, mettendo se necessario la sveglia sul cellulare per ricordarvi di sgranchirvi.
  • Date sempre e comunque una certa regolarità alla vostra giornata, anche nell’uso della TV, riservandole degli spazi ben definiti.

Fatte le doverose premesse, vengo ora al mio consiglio per le prossime serate: Atypical, la serie Netflix incentrata sulla vita di Sam, ragazzo con la Sindrome di Asperger.

La condizione di Sam non viene rappresentata come una disabilità, ma come un particolare modo di essere, una condizione con cui si può convivere, anche se con qualche difficoltà.

I problemi di Sam sono abbastanza comuni nella vita di un teenager: episodi di bullismo, primi amori, incomprensioni familiari. E il protagonista affronta tutto a modo suo, grazie anche a una famiglia affiatata (anche se assolutamente non perfetta), al suo migliore amico (che dà consigli a volte buoni, ma spesso discutibili, proprio come un qualsiasi teenager), alla sua terapeuta e successivamente anche ad un gruppo di sostegno.

I personaggi sono molto realistici: la madre, spinta dal desiderio di proteggere il figlio, a volte è così concentrata su di lui da trascurare sé stessa e la famiglia. Il padre in passato ha avuto difficoltà ad accettare il disturbo di Sam. E la sorella è una normalissima adolescente: a volte dolce, a volte ribelle e scontrosa, protegge il fratello, ma non lo tratta mai con pietismo.

Dopo la prima stagione, in seguito ad alcune critiche mosse riguardo a una recitazione un po’ stereotipata dell’attore che interpreta Sam, si è deciso di inserire nel cast un gruppo di ragazzi nello spettro dell’autismo, che interpretano i membri del gruppo di pari cui Sam si unisce, e di coinvolgere persone con autismo nella scrittura della sceneggiatura. Le recensioni della seconda e terza stagione sono state quindi più che positive. La quarta e ultima è attesa per il 2021.

Vi auguro quindi una buona giornata e una buona visione… con moderazione!

#RestiamoACasa | Episodio 6 | "Andiamo" per musei

Avevate prenotato le vacanze per questa primavera?

Ovviamente in questo momento non ci possiamo più spostare per turismo, e alla preoccupazione per la situazione sanitaria si aggiunge il danno economico. Voli e treni sono stati quasi completamente cancellati, nei migliori dei casi già rimborsati, ma alcuni di noi stanno ancora cercando di districarsi tra siti e agenzie per avere informazioni in merito.

Anche musei e mostre ovviamente sono chiusi.

Ma nel frattempo… sempre nell’ottica di fare qualcosa di piacevole e costruttivo nel tempo che ci ritroviamo a dover passare a casa, perché non sognare grazie a internet? Qui trovate 10 musei da visitare stando a casa, tour virtuali e collezioni online… fantasticando e pregustandoci il prossimo viaggio!

  1. Galleria degli Uffizi – Firenze
  2. Musei Vaticani – Roma
  3. Pinacoteca di Brera – Milano
  4. Museo Archeologico – Atene
  5. Prado – Madrid
  6. Louvre – Parigi
  7. British Museum – Londra
  8. Ermitage – San Pietroburgo
  9. National Gallery of Art – Washington
  10. Metropolitan Museum – New York

(Image by dvorianova from Pixabay)

#RestiamoACasa | Episodio 5 | Facciamoci bell*

Abbiamo già lavato le tende, i vetri, i rivestimenti del divano.

Fatto la pizza, le tagliatelle, gli gnocchi.

Oppure non riusciamo nemmeno a respirare facendo lo slalom tra smartworking e bimbi da accudire.

O forse tutte queste le cose insieme.

A meno che non dobbiamo recarci fisicamente sul luogo di lavoro, molto probabilmente stiamo vivendo in tuta, se non addirittura in pigiama. Le situazioni ovviamente sono molte e diverse. L’allenatore sportivo che già viveva le sue giornate in tuta non ha cambiato poi molto. Chi era abituato ad andare in ufficio in giacca e cravatta sì.

Intendiamoci: alcune libertà che questa situazione ci concede sono positive: meno costretti da obblighi sociali, come la cravatta per gli uomini, il trucco per le donne, possiamo sentirci più liberi di stare comodi.

Qual è però il rischio di questa situazione?

Che si finisca col non prendersi più nessuna cura di sé, “tanto nessuno mi vede, tanto non esco mai…”

Quando il nostro morale è giù, generalmente non abbiamo voglia di prenderci cura di noi, in senso fisico e anche prettamente estetico. Allo stesso modo, il non prenderci cura di noi, anche per circostanze esterne che oggettivamente ci limitano, può a sua volta peggiorare il nostro umore.

Se per esempio prima dell’emergenza mi truccavo tutti i giorni prima di uscire, e ora non ne vedo più il senso, questo può essere un problema.

Per molte persone che soffrono di depressione, l’impegno quotidiano del lavoro è un importante fattore che dà motivazione: sia perché ogni lavoro ha le sue specifiche mansioni da svolgere, che richiedono competenza e concentrazione, sia perché il lavoro richiede di uscire di casa, di avere contatto sociale, e questo stimola a prendersi cura del proprio aspetto fisico.

Tornando all’esempio del trucco, se quel piccolo gesto mattutino mi faceva sentire più bella, mi dava il buon umore… perché privarmene?

Si è tanto ironizzato sulla chiusura dei centri estetici e dei parrucchieri, a volte con meme simpatici, ma a volte anche con toni sprezzanti.

Invece la cura di sé è molto importante, in questo momento più che mai, per evitare che il morale precipiti. Certamente è giusto che questi esercizi professionali restino chiusi, perché per loro è impossibile mantenere una distanza di sicurezza coi clienti. Molte estetiste però hanno iniziato a produrre contenuti social per la propria clientela: tutorial, consigli sui prodotti da usare a casa, post in cui raccontano che stanno continuando a formarsi online…

Tutto questo è preziosissimo, perché oltre a sostenere le persone a prendersi cura di sé, favorisce il senso di comunità, di vicinanza, fa sentire tutti meno soli.

In conclusione, cosa vi consiglio per farvi bell*?

  • Al mattino continuate a mantenere la vostra routine: la doccia, i prodotti di self care a cui siete affezionati (creme, profumi).
  • Vestitevi in un modo che vi piaccia: un abbigliamento da ufficio è eccessivo se dovete stare in casa, ma provate a sperimentare un abbigliamento comodo ma che comunque vi faccia sentire bene.
  • Potete anche sperimentare nuovi look: volete farvi crescere la barba? Se prima mal sopportavate di farvela, ben venga! Volete provare a truccarvi di meno, di più, o diversamente? È il vostro momento!
  • Se avete il tempo, potreste provare anche a introdurre una routine in più: ad esempio un prodotto per la cura dei capelli che avreste sempre voluto provare ma richiedeva una posa troppo lunga, 10 minuti di ginnastica, o di meditazione.

Spero come sempre di avervi dato qualche utile spunto di riflessione e qualche idea su come vivere al meglio questo periodo così eccezionale.
Se avete idee su altri argomenti che vorreste vedere trattati in questi giorni, lasciatemi un commento. 

Photo by Adrian Motroc on Unsplash

#RestiamoACasa | Episodio 4 | Vediamo un documentario | La mente svelata

Sicuramente molti di voi in questo periodo stanno passando molte ore davanti alla TV.

Non c’è nulla di male, date le circostanze, a patto che vi ricordiate, come vi ho già suggerito, due cose fondamentali:

  • alzarvi ogni tanto per muovervi un po’, mettendo se necessario la sveglia sul cellulare per ricordarvi di sgranchirvi.
  • dare comunque una certa regolarità alla vostra giornata, anche nell’uso della TV, riservandole degli spazi ben definiti (ad esempio mezz’ora dopo pranzo, 2 ore dopo cena).

Nell’era dello streaming, è facile iniziare a vedere una serie TV e ritrovarsi alle 4 di notte avendo finito la prima stagione. Se questo non è salutare mai, a maggior ragione non lo è ora, in un momento in cui, non avendo molti paletti fissi a scandire le nostre giornate, rischiamo di trovarci in una condizione psicologica che può travolgerci, lasciandoci prendere dallo sconforto.

Fatte questa premesse, forse un po’ noiose ma necessarie, vengo ora al mio consiglio per le prossime serate: La mente svelata (2019), docu-serie di Netflix sul funzionamento del nostro cervello, composta di 5 episodi intitolati Memoria – Sogni – Ansia – Consapevolezza – Sostanze Psichedeliche.

Temi molto interessanti, narrati in maniera semplice ma scientificamente impeccabile, con immagini e grafiche animate molto accattivanti.

L’episodio sull’ansia, di questi tempi, può essere molto utile a chi sta sperimentando vissuti di questo tipo, così come anche quello sulla consapevolezza.

Sapere come mai il nostro corpo e la nostra mente lavorano in un certo modo può aiutare a spaventarsi meno di certe emozioni, a trovare strategie per gestirle, anche quando ci sembrano completamente estranee a noi, o così opprimenti da farci sentire impotenti.

Non mi resta quindi che augurarvi una buona giornata e una buona visione… con moderazione!

#RestiamoACasa | Episodio 3 | Facciamo le pulizie

Lo so, lo so, a quanto vedo sui social, probabilmente lo state già facendo e anzi non sapete più cosa pulire e riordinare.

Così come so benissimo che ci sono anche famiglie dove i due genitori sono in smartworking e magari ci sono tre figli a casa… un pensiero anche a voi che sicuramente non avete mai avuto case più disordinate!

Nel caso però il tempo non vi mancasse, volevo proporvi un approccio alle pulizie un pochino più radicale…

Ho sentito parlare di Marie Kondo per la prima volta nel 2015.

Avevo organizzato uno swapping party a casa mia: avevo svuotato l’armadio dei vestiti e deciso che ci sarebbero rientrate solo le cose che effettivamente usavo. Tutte le altre erano finite sul divano in attesa che arrivassero le mie amiche, con i loro trolley pieni di vestiti che avevano subito la stessa sorte, in cerca di nuove proprietarie. Tutto ciò che non avremmo tenuto, lo avremmo dato in beneficenza.

Una delle invitate mi disse: “Ma dai, stai leggendo anche tu quel libro…?”  Quel libro era Il magico potere del riordino, che era stato tradotto da poco in italiano. Io, cascando dalle nuvole, risposi: “No… però questa donna è un genio, se sta diventando famosa dicendo che bisogna fare le pulizie di primavera… Ci avessero pensato le nostre mamme!” Senza saperlo, stavo proprio mettendo in pratica il suo metodo!

Nel frattempo, nel 2019, Marie Kondo è sbarcata anche su Netflix, con un reality in cui mostra il suo lavoro di consulente:  si reca in varie case americane e aiuta le persone a riorganizzare le proprie abitazioni e, in un certo senso, le proprie vite, secondo il suo metodo KonMari.

Oggi non voglio parlare strettamente di questo. Se vi interessa saperne di più, potete leggere il libro e vedere la serie (anche se quest’ultima non dà molti consigli pratici, è concepita più come intrattenimento).

Vorrei però soffermarmi su 3 punti: i primi 2 sono fondanti del metodo KonMari, il terzo è una mia riflessione.

  • Quando riordiniamo, prima di decidere se tenere o meno un oggetto, chiediamoci se è utile e/o se ci dà gioia. Non bisogna tenere solo cose strettamente necessarie. Chiediamoci, però: vedere ogni giorno quel soprammobile appaga il mio senso del bello o mi fa solo pensare “uff… un giorno dovrò tirarlo giù e spolverarlo”?
  • Se non vogliamo più tenere una cosa, prima di buttarla, ringraziamola. Sembra un inutile sentimentalismo, ma credo sia prezioso fare un piccolo gesto di gratitudine, aiuta a dare valore alle cose e a non cadere nella tentazione opposta del buttare tutto compulsivamente.
  • Possiamo partire da un armadio e procedere metodicamente stanza per stanza. Alla fine, dopo che avremo terminato questa impresa titanica… domandiamoci: vogliamo davvero rifarla? La verità è che abbiamo troppo perché compriamo troppo, e i tanti oggetti di cui ci circondiamo alla fine ci rendono schiavi: dobbiamo lavarli, riordinarli… e così non riusciamo a goderci la casa e la famiglia. Buttare il superfluo è molto utile ma… siamo sicuri che il ciclo non ricomincerà? 

Penso che lo stop forzato di questi giorni possa esserci molto d’aiuto. Intanto perché comprare beni superflui è molto difficile.  E poi perché penso che, una volta finito tutto questo, avremo tutti avuto modo di capire cosa davvero ha valore per noi.

Se vi interessa approfondire, qui trovate un mio articolo sui meccanismi psicologici coinvolti negli acquisti, e sulla transitoria (e illusoria) felicità causata dallo shopping, che avevo scritto in occasione del Black Friday.

Ma tornando a noi e alle nostre pulizie di primavera… Una volta eliminato il superfluo, che fare? Al momento, chiaramente, non possiamo né fare swapping party con le amiche, né portare nulla a enti di beneficenza. Ma abbiamo sempre le cantine, le soffitte, un angolo della casa meno utilizzato. Io vi suggerisco di tenere da parte questi oggetti per dopo, perché siano un augurio di rivedere presto i nostri amici e di tornare alle nostre vite quotidiane, non solo come prima ma anche con qualche buon proposito in più.

(Photo by Onur Bahçıvancılar on Unsplash)

#RestiamoACasa | Episodio 2 | Muoviamoci

Restiamo a casa, certo, ma è molto importante che non ci dimentichiamo del nostro corpo.

Ma l’attività motoria possiamo farla? Secondo i più recenti DPCM, sì. Nel momento in cui vi scrivo, tra le FAQ sul sito del Governo, aggiornate al 14/03/2020, alla voce “Spostamenti” è possibile leggere:

È consentito fare attività motoria?

Sì, l’attività motoria all’aperto è consentita purché non in gruppo. Sono sempre vietati gli assembramenti.

Ovviamente, soggetti anziani, immunodepressi o con patologie devono cercare di evitare ogni contatto, e le persone con sintomi influenzali o positive al coronavirus devono rimanere tassativamente in casa.

Inoltre, è necessario conoscere eventuali ordinanze del vostro Comune di residenza.

Ad ogni modo, una cosa è certa: in questi giorni ci muoviamo tutti molto meno di quanto avveniva fino a una settimana fa. Chi poi frequentava palestre o piscine, si sentirà probabilmente completamente sperso.

Oggi vorrei quindi darvi qualche consiglio per attività che potete fare anche in casa.

Innanzitutto, partiamo da piccoli accorgimenti di base. Se lavorate molte ore al PC, che siate in ufficio o in smartworking, puntate la sveglia del cellulare ogni 50 o 60 minuti e alzatevi per qualche minuto. Non basta che stacchiate mentalmente dal lavoro, è proprio necessario alzarsi: fate un po’ di stretching, andate a bere un bicchier d’acqua o una tisana, a metà mattina o metà pomeriggio mangiate un frutto. La stessa cosa vale se siete “spalmati” sul divano immersi nella visione di una serie TV o nella lettura di un libro: alzatevi e camminate un po’.

Se amate lo yoga, ma anche se non lo avete mai provato e volete scoprirlo, vi segnalo la pagina Facebook di Francesca Cassottana, insegnante di yoga che ogni giorno condivide una pratica di 20 minuti, oltre a qualche videolezione un po’ più lunga. Molto professionale e anche molto dolce, praticare in sua compagnia è davvero bello.

Preferite un’attività più movimentata? Ve ne avevo già parlato qualche tempo fa: nel 2014 Il New York Times scriveva che bastano 7 minuti al giorno per rimettersi in forma: da allora, sono state create decine di app e pubblicati moltissimi video di workout su YouTube, della durata proprio di 7 minuti. Ecco per voi alcuni link:

Sperimentate e cercate ciò che preferite!

Ovviamente, non esagerate: riconoscete i limiti del vostro corpo e non lanciatevi in “sfide” rischiose, soprattutto ora che, per forza di cose, non avete un allenatore in presenza a seguirvi.

Per oggi è tutto, non mi resta che augurarvi una buona giornata!

Se conoscete altre risorse online utili per fare movimento, lasciatemi un commento.

E se avete idee su altri argomenti che vorreste vedere trattati in questi giorni… idem!

(Photo by Jonathan Borba on Unsplash)

#RestiamoACasa | Episodio 1 | L’importanza di organizzare il proprio tempo

È un po’ che non scrivo. Come quella di tutti, anche la mia vita ha subito un drastico cambiamento, e ho dovuto velocemente riorganizzarmi.

Lunedì prossimo sarebbe dovuta iniziare la Settimana del Cervello, io avevo previsto tanti eventi nelle scuole e uno anche presso il mio studio. Coordinandoci con gli organizzatori, l’abbiamo spostata a fine maggio, nella speranza che per allora si possano tranquillamente proporre eventi di questo tipo. Come si suol dire, si naviga a vista.

La mia attività di didattica all’Università è momentaneamente sospesa: io conduco laboratori sulle competenze relazionali per le professioni d’aiuto. Sono attività molto pratiche, difficili da fare in teledidattica. Stiamo cercando di coordinarci con i colleghi, nell’impossibilità di riunirci di persona.

E infine anche nel mio studio privato ho dovuto prendere una serie di decisioni: inizialmente mi sono attrezzata per continuare a svolgere la mia professione nel rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive del Ministero della Salute, e contemporaneamente ho potenziato il servizio di consulenza a distanza mediante videochiamata. La situazione come saprete evolve molto rapidamente, e così oggi ho deciso di chiudere temporaneamente: i colloqui in presenza sono sospesi fino a data da destinarsi, mentre è sempre attivo il servizio di consulenza a distanza mediante videochiamata.

In questo clima di costante incertezza, nel quale sono immerse tutte le persone con cui sto parlando, mantenere una certa regolarità nelle proprie giornate è molto importante. Stare a “marcire” sul divano inizialmente può sembrare allettante, ma sul lungo periodo va assolutamente evitato.

Restare il più possibile a casa, dal punto di vista sanitario, è certamente e senza alcun dubbio la cosa migliore da fare, ma i rischi di questa situazione, dal punto di vista psicologico, ci sono.

Fondamentalmente si possono raggruppare in 3 categorie:

  • Ansia. I notiziari non fanno che parlare del coronavirus. Tenersi informati è importante, ma bisogna evitare di preoccuparsi più del dovuto, limitando il tempo passato a ricercare informazioni. Il rischio è quello di alimentare a dismisura l’ansia, e ciò, in una persona che già ne soffre, può portare anche a forti attacchi di panico. Inoltre, si rischia di finire preda di fake news, che girano in questo periodo soprattutto sotto forma di allarmanti catene WhatsApp.
  • Depressione. Stare in casa senza stimoli intristisce tutti, immaginate chi soffre o ha sofferto in passato di una vera e propria patologia depressiva. Questo è vero soprattutto per chi vive da solo. Basti pensare che la parola isolamento ci richiama immediatamente il carcere.
  • Peggioramento di dinamiche familiari disfunzionali. In Cina, dopo la fine della quarantena, c’è stato un boom di divorzi. La notizia circolava a volte accompagnata da battute, come se fosse una barzelletta, ma ci dovrebbe far riflettere. Quando in famiglia le cose non vanno, la convivenza forzata si può trasformare in una bomba a orologeria. Pensiamo anche a situazioni in cui c’è una persona non autosufficiente, e il caregiver non può staccare mai, o un bambino iperattivo, e la famiglia ha serie difficoltà a gestirlo.

Per questo ho pensato di condividere con voi una piccola riflessione ogni giorno, uno spunto per gestire al meglio le vostre giornate. So che ciascuno sta vivendo la situazione a modo proprio: c’è chi andava a scuola e ora si ritrova a seguire le lezioni da casa, chi già faceva smartworking, chi è stato catapultato nel mondo del telelavoro senza che l’azienda fosse realmente preparata, chi si ritrova all’improvviso i figli a casa, chi era (o si è ritrovato) senza lavoro, i liberi professionisti e gli imprenditori.

Cercherò di non dimenticare nessuna categoria, e di dare a ciascuno qualche piccolo strumento per sentirsi nuovamente padrone del proprio tempo.

Pronti? Si parte domani! Nel frattempo, ricordate:

(Photo by Jon Tyson on Unsplash)

Natale & Feste: Istruzioni per l’uso

Anche quest’anno, come ogni anno, mentre noi facciamo il conto alla rovescia per l’inizio delle ferie, pensiamo agli ultimi regali e organizziamo le cene per scambiarci gli auguri con amici e colleghi, i media hanno ricominciato a parlare di “Sindrome Natalizia”.

Vorreste sapere che cos’è e come si combatte? Beh, iniziamo a dire che…

LA SINDROME NATALIZIA NON ESISTE

L’abuso della parola continua, ma ribadiamolo: non stiamo parlando di una patologia, bensì di un insieme di disturbi (ansia, problemi gastrointestinali e psicosomatici) che tendono a presentarsi normalmente nelle occasioni di stress, e spesso le Feste sono proprio un’occasione di stress.

Cerchiamo quindi di vedere le cause di stress più comuni in questo periodo per prepararci ad affrontarle al meglio!

IL TRAFFICO

Nonostante l’avvento dell’e-commerce, che ha eliminato molti lunghi giri nei centri commerciali alla ricerca del dono perfetto, qualcuno deve pur consegnarceli, i pacchi che ordiniamo, e quindi il traffico nelle strade non è certo diminuito, come ho raccontato in un recente post sul Black Friday.

Se ci troviamo congestionati nel traffico, “prenderla con filosofia” è sempre la soluzione. Mettiamoci il cuore in pace: in questo periodo il tempo per i nostri abituali spostamenti aumenterà, e anche quello per trovare parcheggio. Usciamo di casa prima e cerchiamo di non arrabbiarci: la rabbia non cambierebbe certo la situazione del traffico, farebbe solo del male a noi stessi: irritabilità, malumore e tensioni muscolari ci farebbero arrivare in ufficio già stanchi, o al centro commerciale arrabbiati e per nulla predisposti a cercare regali.

I REGALI

La ricerca del dono perfetto rischia di diventare un vero e proprio tormento. I negozi sono sempre affollatissimi, noi abbiamo poco tempo, dobbiamo assolutamente portare a termine un certo numero di acquisti entro la vigilia, fuori fa un freddo polare e nei negozi fa sempre troppo caldo, nei centri commerciali il rumore è insopportabile… Ma… il dono non dovrebbe essere un’occasione di gioia?

Anche se l’e-commerce ha ridimensionato questo scenario apocalittico, vorrei offrirvi un’idea per un regalo diverso dal solito, che sicuramente ci richiederà meno stress e sarà più apprezzato. Regaliamo del tempo da trascorrere con noi. È un qualcosa che va ancora oltre il regalare un’esperienza – concerto, cena o viaggio che sia. Si tratta di prendersi il tempo per vivere quell’esperienza insieme. In un’epoca in cui tutti abbiamo troppo di tutto, prenderci del tempo per fermarci e passare una serata insieme a un amico, facendo qualcosa che magari normalmente non ci permetteremmo, nel senso che ci sembrerebbe un lusso passare quel tempo a non lavorare né in ufficio né in casa, può essere un atto rivoluzionario. Un dono per l’altro e anche per noi.

C’è anche un’altra ragione, però, che può trasformare il rito dei regali in uno stress. Vogliamo veramente farli o ci sentiamo obbligati? È essenziale cercare di capire chi veramente ci sta a cuore e che tipo di dono vogliamo fare, senza sentirci costretti a dimostrare nulla, senza temere il giudizio altrui. Difficile? Migliorare questo lato di noi può essere il nostro buon proposito per l’anno nuovo! Iniziamo a inserirlo nella nostra to-be list

LE RIMPATRIATE IN FAMIGLIA

Il Natale è spesso sinonimo di grandi tavolate che riuniscono più generazioni. Alcuni adorano questa situazione, mentre altri non la sopportano: visite obbligate, sorrisi di circostanza, generosità forzata.

Quindi, che fare? Innanzitutto ricordare che la famiglia perfetta non esiste: i momenti di tensione, quando si passa tanto tempo insieme, sono normali. Possono riaffiorare invidie, gelosie, ricordi legati al passato. E difficilmente le dinamiche familiari che causano queste tensioni si possono modificare proprio durante le festività. Quindi, anche qui, non resta che “prenderla con filosofia”. Certo, non dobbiamo abbassare la testa e mandar giù ogni scorrettezza e ogni battutina fuori luogo, ma è giusto che ci sentiamo in diritto di far notare con garbo e tranquillità cosa non ci va. Certo, la capacità di discutere in maniera costruttiva e assertiva è una dote che va coltivata: anche questo potrebbe essere un buon proposito per l’anno nuovo!

Un consiglio per gli addetti ai fornelli: se ospitate tutti i parenti a casa vostra, evitate di strafare. È chiaro che vogliate fare bella figura, ma non rovinatevi la festa per questo. Piuttosto, dedicate i giorni precedenti all'”invasione” a studiare il menù: piatti semplici che possono essere facilmente riscaldati senza perdere sapore, oppure i classici “lo metto in forno e me lo dimentico”. Altrimenti rischierete di organizzare una serata impeccabile, che però non vi godrete affatto.

PRANZI, CENE, MERENDE, APERITIVI…

Sono uno stress? Per alcuni sì. Sicuramente, lo sono per il nostro corpo. Un detto recita “non si ingrassa tra Natale e Capodanno, ma tra Capodanno e Natale”: vale a dire che non è una settimana di stravizi a rovinare la nostra linea, bensì il comportamento alimentare abituale che abbiamo nel corso di tutto l’anno. Ciò è senza dubbio vero, ma bisogna comunque prestare attenzione a non esagerare.

Inoltre, nei momenti di nervosismo c’è chi tende a buttarsi sul cibo. Cercate di osservare il vostro comportamento e di capire se avete  veramente fame o se, per esempio, vi siete attaccati al buffet per sfuggire al clima che si sta creando in casa. In questo caso, provate a trovate una soluzione alternativa. Per esempio, potreste proporre un gioco di società che stemperi le tensioni.

Infine ricordate: se decidete di concedervi qualche “peccato di gola”, “peccate con gioia”! Non c’è nulla di peggio che provare un senso di colpa per quanto si è mangiato.

L’ALLEGRIA OBBLIGATA 

Il Natale arriva per tutti, anche per chi è triste: talvolta capita di esserlo, ed è assolutamente normale, anche se il nostro modello culturale ci vuole sempre in forma, curati, dinamici, ottimisti, e quasi esclude la possibilità di provare tristezza, soprattutto a Natale. In un periodo dell’anno in cui si vede tanta gioia per le strade, chi è triste può sentirsi ancora più diverso, più isolato. Immaginate cosa possa voler dire per chi soffre di depressione.

Se siete in questa situazione, coglietela come un’opportunità di riflessione: chi vi garantisce che tutta la gioia che vedete in giro sia autentica? Magari chi corre freneticamente da un negozio all’altro, chi passa giornate intere a cucinare, o è sballottato tra un pranzo coi colleghi e uno coi parenti, in realtà si sente a sua volta stressato, triste, e magari solo, “condannato” ad apparire felice. Per sentirsi soli infatti non è necessario esserlo realmente. Si può essere circondati da persone senza tuttavia sentirsi compresi, accettati, capiti.

Potreste parlare di questo malessere con una persona di fiducia, e chiederle di trascorrere con voi un Natale diverso dal solito, senza la gabbia delle convenzioni sociali: per esempio, perché non mangiare un panino in un fast-food e poi andare al cinema, se è questo che vi fa piacere?

Sperando di avervi dato qualche spunto utile, vi ricordo, come sempre, che se avete idee e commenti potete lasciarmeli qui o sulla mia pagina Facebook.

Dopo questo articolo mi prenderò qualche settimana di pausa, il blog tornerà attivo a gennaio. Intanto auguro a tutti, di tutto cuore, serene festività! A presto!

(Photo via Daily Mail)

Piccola guida per sopravvivere al Black Friday

Il Black Friday è il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento e tradizionalmente negli Stati Uniti  dà inizio alla stagione degli acquisti natalizi. Quest’anno – come immagino saprete già tutti – sarà il 29 novembre. Sapete perché è detto black, cioè nero? Per descrivere il traffico delirante per le strade. E sapete che spesso negli Stati Uniti si verificano vere e proprie risse nei negozi, episodi di violenza e talvolta omicidi? (Qui qualche statistica) .

Oggi, grazie all’e-commerce, le ore che si trascorrono nel traffico e lo stress della ricerca all’interno dei centri commerciali sono minori, e inoltre gli sconti online permettono anche a noi europei di approfittarne, visto che in Italia la normativa sui saldi in negozio è molto rigida (negli ultimi anni qualcosa sta cambiando ma la situazione non è ancora definita).

La giornata, poi, negli anni si è ampliata, fino a includere l’intera settimana (si parla spesso di Black Week), e anche il lunedì successivo: il Cyber Monday dedicato agli articoli tecnologici.

Sembra tutto positivo, no? Maggiori guadagni per i commercianti, con una situazione che si sta sbloccando anche in Italia, più comodità e meno stress per chi acquista… Allora perché un titolo così? Da cosa dovremmo “sopravvivere”?

Sia chiaro: non sono contraria ai saldi, in nessuna forma. Se mi serve una cosa, e posso pagarla un po’ meno, perché non approfittarne?

Il punto è: mi serve davvero quella cosa?

Credo che al giorno d’oggi non possiamo più fare a meno di domandarcelo, per due motivi.

Il primo è che ogni acquisto ha un impatto ambientale che spesso trascuriamo. Noi non ci mettiamo in macchina per raggiungere il negozio, ma le merci in qualche modo devono giungere nelle nostre case. Se vi interessa un approfondimento, vi lascio il link a un interessante articolo di Wired. Per citarvi due dati contenuti nell’articolo, si calcola che nel 2018, nel solo Regno Unito, circa 82.000 furgoni – la maggior parte dei quali diesel – si siano messi in viaggio nel periodo del Black Friday e che, nelle ore di punta, un camion partisse dai magazzini di Amazon ogni 93 secondi.

Il secondo motivo, che rientra nel mio ambito di competenza, è legato ai risvolti psicologici del consumismo. Comprare oggetti ci rende davvero felici?

I tempi cambiano, e nessuno dice che dobbiamo vivere come monaci zen. Ad esempio, per me il computer da cui vi sto scrivendo oggi è un oggetto del quale non posso fare a meno, mentre solo negli anni ’80 avere un computer a casa era un lusso.

Non c’è nulla di male nel comprare. Quello che costituisce una vera trappola è il comprare non consapevole, impulsivo, talvolta compulsivo. Il comprare perché è quello che in qualche modo sentiamo di dover fare, come se qualcuno se l’aspettasse da noi, come se fosse ovviamente la cosa giusta.

La pubblicità funziona così: ci rende infelici, insoddisfatti, e ci racconta che se solo avessimo il vestito di quella modella, allora sì che saremmo belle. Se solo avessimo quell’auto, allora sì che tutti vedrebbero che siamo persone di successo. Se solo avessimo quello smartphone, allora sì che saremmo produttivi sul lavoro. Se solo avessimo quel salotto, allora anche la nostra famiglia sarebbe allegra e sorridente attorno al tavolino, a fare attività creative insieme anziché a guardare la TV.

Il marketing ha armi potentissime già di suo. Anche perché, dopo un acquisto, nel nostro cervello c’è un immediato rilascio di dopamina che dà uno stato di piacere, soddisfazione, appagamento… saremmo quasi tentati di descriverla come felicità. Il problema è che lo stato è transitorio, e a quel punto noi vogliamo di nuovo la nostra dose di felicità.

Tutto ciò è ulteriormente amplificato in periodo di Black Friday e saldi in generale, perché il modo di ottenere questa felicità ci sembra più economico, e l’idea di risparmiare dà un’ulteriore soddisfazione. Quante volte abbiamo fatto un acquisto impulsivamente, allettati dal prezzo, e ce ne siamo poi pentiti? Costa la metà, quindi è un affare! Costava 100 euro, ne ho risparmiati 50! Beh, in realtà, se quella cosa non mi serviva, ne ho buttati 50.

Cosa fare, quindi? Il percorso migliore per diventare più consapevoli è veramente personale. Iniziare dalle proprie abitudini di acquisto può essere un’ottima idea.

Per iniziare, vi consiglio la visione del documentario di Matt D’Avella “Minimalism: A Documentary About the Important Things”. È del 2016, ed è disponibile su Netflix. Racconta il passaggio ad uno stile di vita minimalista da parte di Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus, due colleghi in una grande azienda che per motivi personali diversi si sono trovati a dover mettere in discussione le fondamenta di ciò che giudicavano una vita perfettamente appagante. Buona visione!

 

(Image by Wokandapix from Pixabay)