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To-do list o… to-be list? Consigli pratici e riflessioni

Il titolo suona un po’ come il “to be or not to be?” (“essere o non essere?”) dell’Amleto di Shakespeare,  ma tranquilli: il mio post ha un tema molto più leggero e propositivo: riguarda quelle liste che possono aiutarci nella nostra produttività e crescita personale.

Tempo fa vi ho parlato della to-do list, la lista delle cose da fare. Se vi siete persi il post, vi consiglio di recuperarlo perché contiene tanti piccoli consigli pratici da cui partire per organizzare le proprie giornate. Come dico sempre, quando si vuole cambiare qualcosa, l’essenziale è proprio partire.

Però… non dobbiamo farci prendere la mano! In che senso?

Tutti noi abbiamo impegni e scadenze, e il nostro cervello è abile (e allenato, sin dall’infanzia) a pianificare, memorizzare, calcolare. Ed è assolutamente utile e funzionale che noi ci diamo da fare per raggiungere degli obiettivi, che siano a brevissimo termine (portare fuori la spazzatura) o a lungo termine (comprare casa).

Generalmente però, se ci pensiamo bene, la gran parte degli obiettivi che ci diamo sono cose da fare per avere. Lavorare per avere soldi per comprare beni: alcuni indispensabili, come il cibo, ma tanti davvero superflui, come l’ultimissimo modello di cellulare quando il vecchio funziona ancora alla perfezione.

Ma una volta fatte le mille cose che ci sono da fare, sappiamo chi siamo noi? Siamo la persona che vorremmo essere?

Ebbene, per aiutarci in questo obiettivo, ancora più ambizioso, possiamo utilizzare una sorta di to-be list, la lista delle cose da essere. In che senso? C’è qualcosa che possiamo fare per essere?

Innanzitutto, partiamo proprio col domandarci: che tipo di persona voglio essere?

Una persona più informata? Allora devo ritagliarmi ogni giorno del tempo per vedere un TG, o leggere le news online, meglio se da più fonti. Oppure leggere libri riguardanti gli argomenti che mi interessano. Questo va nella mia to-be list.

Allegra? Non si può essere sempre felici, crederlo è una grande trappola, magari ve ne parlerò più approfonditamente in futuro. Ma se sento che nella mia vita manca completamente la gioia, posso sicuramente fare qualcosa per rimediare. Devo ritagliarmi un momento nella settimana solo per me, uno spazio “di gioco”. Chiedermi: cosa mi potrebbe rendere felice? Un corso di pittura, di fotografia? Andare più spesso al cinema, a teatro? Sono anche queste cose da fare, ma da fare per la mia crescita personale.

In forma e in salute? Se ho qualche problema che trascuro da un po’, allora devo innanzitutto consultare un medico, o un nutrizionista, fare le analisi che mi prescriverà, e poi magari fare un po’ di esercizio ogni giorno, o seguire una dieta. Nel 2014 Il New York Times scriveva che bastano 7 minuti al giorno per rimettersi in forma: da allora, sono state create decine di app e pubblicati moltissimi video di workout su youtube, della durata proprio di 7 minuti. Un ottimo esempio di come si possa introdurre un grande cambiamento a piccolissimi passi.

Autentica, in contatto con le proprie emozioni? Potrei valutare di rivolgermi a uno psicoterapeuta. Non perché abbia necessariamente un sintomo, o un disturbo, ma per conoscere meglio il mio funzionamento e, se possibile, migliorarmi.

Consapevole, presente, in contatto con me stessa? Posso dedicarmi coltivare quel particolare tipo di attenzione non giudicante che si coltiva con la meditazione. Devo coltivare la pratica, però, perché conoscere la teoria non basta. Possono bastare 5 minuti al giorno, ma è necessario avere il giusto atteggiamento mentale. Per questo, nonostante esistano tante app anche per meditare, io consiglio sempre di iniziare frequentando un centro dove un maestro (e una comunità) possano aiutarci a iniziare con lo spirito giusto.

E voi, che tipo di persona vorreste essere? Se vi va, potete condividere la vostra to-be list!

(Photo by Alexas_Fotos from Pixabay)

Organizzare la propria vita: partire dalla to-do list

Organizzare la propria vita è un obiettivo molto grosso.

Come vi spiegavo in un post di qualche tempo fa, non è possibile partire da un obiettivo così ambizioso senza scomporlo in piccoli passi: rischieremmo di avvertirlo come troppo difficile per noi e di lasciarlo perdere subito, magari con una spiacevole sensazione di fallimento.

È quindi più utile partire dal piccolo. Per esempio, come potrei organizzare al meglio la mia giornata? E la mia settimana? La to-do list è un semplicissimo ed efficace strumento di produttività personale.

Quando si parla di “produttività” si pensa generalmente solo al lavoro, o alla scuola, ma in realtà l’idea alla base del concetto di “produttività personale” è più ampio: nelle nostre giornate, obblighi e attività piacevoli si contendono il nostro tempo. Se riusciamo a fare ciò che dobbiamo fare in maniera più organizzata, scopriremo che rimarrà molto più tempo per vedere gli amici, coltivare le proprie passioni, o goderci momenti di puro ozio.

Troverete in questo post anche qualche consiglio di strumenti e app da utilizzare, ma sono solo spunti: non sono sponsorizzata da nessuno né voglio suggerire che il mio sia il metodo “giusto” di organizzarsi.

Cos’è la to-do list?

Probabilmente ne avrete già sentito parlare, “to-do list” significa semplicemente “lista di cose da fare“. Chi non ne ha mai fatta una? Io credo di aver iniziato alle medie, sul mio diario scolastico, per organizzare i compiti.

Man mano che crescevo, la lista iniziava ad ampliarsi, includendo gli impegni privati, finché, nell’età adulta, hanno fatto capolino sulla lista le bollette e le scadenze fiscali!

Il concetto è semplice: Pensate alle cose che dovete fare, scrivetele (utilizzando il vostro sistema preferito) e liberate la mente.

La to-do list ci permette di non dover tenere costantemente sotto il focus dell’attenzione tutti i mille pensieri che ogni giorno ci assillano e che inevitabilmente tendono ad accumularsi.

Dove scriverla?

Io uso ancora l’agenda cartacea. Dopo l’era del classico diario scolastico, mi sono convertita alle agende settimanali. Dopo averne sperimentate alcune, posso dirvi che personalmente mi trovo molto bene con la Ministro della Quo Vadis: a fianco della settimana, c’è uno spazio per una to-do list pre-impostata, con una suddivisione (Contattare, Vedere/fare, Note) che ovviamente siete liberi di seguire o meno.

Tra le app, la più completa credo di poter affermare che sia Google Calendar, combinata con lo strumento Tasks di Gmail. Mi hanno parlato bene anche di Remember The Milk, e di NowDoThis, app dalla filosofia minimalista che visualizza un impegno alla volta e non permette di passare al successivo finché non si contrassegna il primo come “fatto”.

Io sono ancora legata all’analogico per un semplice motivo: lo trovo più veloce. Per me è più immediato aprire la borsa ed estrarre l’agenda che non smanettare su un’app, anche perché per il mio tipo di lavoro ho due telefoni, con rubriche distinte, e su ciascuno ho installato solo ciò che uso o per lavoro, o per la vita privata. Se però qualcuno usa con soddisfazione qualche app in particolare, sarò lieta di leggere i vostri consigli nei commenti! Magari mi convertirò!

Cosa scrivere?

Io nella mia scrivo letteralmente tutto. Scrivendo tutto, ho poi la certezza di sapere dove trovare le informazioni in un unico posto. In questo senso, per me la lista non è un elenco da fare sporadicamente, ma un vero e proprio sistema di produttività personale. Per questo rientra nella mia agenda e ne è parte integrante.

Non è detto che anche per voi sia utile procedere allo stesso modo. Per esempio, se avete una professione con orari e scadenze fisse, fare una lista per voi può essere un’esigenza sporadica, o limitata ad alcuni ambiti precisi.

Come scriverla?

Io personalmente ho poche linee guida:

  • Uso la matita (facile e veloce da correggere).
  • Scrivo le prime cose che mi vengono in mente, poi se necessario riordino per scadenza e priorità. Le cose da fare necessariamente in una determinata giornata le scrivo alla colonna della giornata in questione, e non nella lista settimanale.
  • Scrivo la lista sotto forma di elenco puntato, e poi segno con una X le cose che faccio. Quelle che non riesco a fare le cerchio, e le copio alla pagina della settimana successiva, in modo che siano le prime.
  • Cerco di essere il più precisa possibile, includendo tutti i dettagli utili. Ad esempio, a volte scrivo gli orari di apertura dei negozi dove devo passare, in modo da non ritrovarmi di fronte a una serranda abbassata.

Come dicevo in apertura, però, non voglio suggerire che il mio sia il metodo “giusto” di organizzarsi. Sperimentate, e scoprite qual è il vostro modo ideale di organizzare le vostre giornate!

 

(Photo by Alexas_Fotos from Pixabay)

Voglia di cambiamento: come fare? 4 piccoli passi per iniziare subito

Cambiare il mondo è quasi impossibile
Si può cambiare solo se stessi
Sembra poco ma se ci riuscissi
Faresti la rivoluzione

(Vasco Rossi, Cambia-menti)

Ho aperto con una citazione di Vasco, grande appassionato di filosofia e psicologia, che spesso trova il modo di riassumere in pochissimi versi concetti davvero importanti. Questo, per esempio, lo ritroviamo nel Buddhismo zen, e ben riassume quello che secondo me è il primo passo da fare per attuare un cambiamento:

  1. Prendersi la responsabilità del proprio cambiamento.

Molte cose nella nostra vita non dipendono da noi, è vero. Ma altre sì. È necessario accettare questo semplice dato di fatto per cambiare qualcosa, oppure si rischia di cadere nella trappola del “è tutta colpa dei miei amici / di mia moglie / del mio capo / del governo…”. Se nulla dipende da me, non posso nemmeno cambiare nulla. Se accetto la responsabilità di alcune cose, posso per lo meno cambiare quelle. E se inizio a cambiare io, cambierà il modo in cui vedo gli altri, ma anche il modo in cui gli altri mi vedono, interagiscono con me, e magari darò anche a loro la spinta per cambiare.

Come? Lo vediamo nei punti successivi.

  1. Cambiare atteggiamento mentale. 

A qualcuno sembrerà banale, ad altri invece suonerà strano, ma la verità è che più degli eventi oggettivi, quello che è capace di cambiarci la giornata in meglio o in peggio è il nostro modo di affrontarli. Anche il titolo della canzone che ho citato in apertura (Cambia-menti) è un gioco di parole su questo.

Alcuni atteggiamenti da modificare per esempio sono il vittimismo e il senso di impotenza. Ok, magari siamo stati davvero sfortunati. Ma l’atteggiamento che ci può aiutare è: mi è successa questa cosa; è negativa e non dipende da me; ma cosa posso fare io, ora, per migliorare la mia situazione?

Un’altra cattiva abitudine mentale è il pessimismo. Esistono vari studi che dimostrano che sorridere aiuta a valutare più positivamente ciò che ci circonda. Ve ne cito uno del 2015, intitolato proprio “Sorridi e il mondo ti sorriderà”. Per capire in che modo la nostra espressione facciale influisce sull’elaborazione visiva, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di valutare se alcune foto ritraevano un volto neutro o felice. Nel frattempo, hanno valutato la loro attività cerebrale (potenziali evocati visivi, VEPs). Hanno inoltre chiesto ai diversi gruppi di partecipanti, mentre valutavano le foto, di sorridere, di serrare le labbra o di posare con una faccia neutra. I risultati hanno mostrato che quando si fa un’espressione felice, i volti neutri vengono elaborati dal cervello in modo simile ai volti felici. La nostra espressione facciale quindi modula addirittura la percezione della realtà! Vi faccio inoltre notare che i partecipanti all’esperimento non avevano nessun motivo per sorridere, lo facevano solo perché era parte del compito.

Pensate alla potenza di affrontare la vita con un sorriso. Se si incrocia lo sguardo di una persona che sorride tendiamo a ricambiare, no? Immaginate quanti sorrisi ricevereste ponendovi voi per primi con questo atteggiamento.

  1. Cambiare le abitudini poco alla volta. 

Quante volte abbiamo sentito dire che per cambiare qualcosa, non si possono fare le cose sempre allo stesso modo? Che tutto avviene fuori dalla nostra comfort zone? È tutto assolutamente vero, ma ci sono tanti fattori che ci portano a resistere al cambiamento, e  penso che tutto si riassuma nel detto “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non quel che trova”. Preferiamo una situazione nota a una ignota, anche se potenzialmente migliore. Questo ha basi neurali: il nostro cervello ricerca la prevedibilità, e inoltre tende a ripetere schemi appresi nel passato, anche se questi possono essere disfunzionali.

Quindi, come convincere il nostro cervello a provare qualcosa di nuovo? A piccoli passi. Scegliamo una piccola modifica da apportare alla nostra giornata, che pensiamo ci possa far star meglio. Uscire di casa prima la mattina per poter andare a lavorare a piedi, o almeno fare una parte del tragitto. Ritagliarsi del tempo in ufficio per un caffè coi colleghi, se necessario inserendolo in agenda, un po’ come l’intervallo a scuola. Prendersi almeno mezz’ora per una pausa pranzo che non sia alla scrivania. Regalarsi 20 minuti al giorno per leggere.

  1. Condividere.

Siamo animali sociali, nati per condividere, e l’immenso successo dei social lo testimonia. Attenzione: non vi sto suggerendo di condividere ogni momento della vostra vita alla ricerca di like. Al contrario. Non dovete cambiare per apparire diversi da come siete, o simili a qualcun altro. Lo dovete fare se volete qualcosa di diverso per voi. Però, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno del feedback e del sostegno dei nostri simili. Per esempio, stiamo cercando di smettere di fumare? Diciamo ai colleghi che non ci invitino più alle loro pause sigaretta. Stiamo cercando di avere un’alimentazione più sana e non viviamo da soli? Chiediamo a chi vive con noi se può tenere il cibo spazzatura in un posto dove non lo vediamo, in modo da non tentarci. Abbiamo corso per la prima volta quel tot di minuti che ci eravamo prefissati? Raccontiamolo a un amico che ama il fitness. Condividere gli obiettivi aiuta a mantenerli, e condividere i risultati migliora l’umore.

Questi 4 passi, nella mia esperienza, sono i primi da fare, quelli essenziali, ma non ho la pretesa di darvi una formula magica. E voi, siete d’accordo? Aggiungereste qualcosa? Aspetto i vostri commenti.

Più avanti vi racconterò anche come, sempre secondo la mia esperienza, è possibile trasformare questi piccoli cambiamenti in sane abitudini. A presto!

 

(Photo by Alexas_Fotos from Pixabay)

Chi vuole (davvero) cambiare?

Curiosando su internet mi sono imbattuta in questa vignetta:

change

Il tema è il cambiamento climatico, e i commentatori si infervorano su quanta responsabilità ci sia nelle scelte dei politici e quanta invece nelle scelte quotidiane dei cittadini.

Al di là dell’argomento specifico, vorrei usare la vignetta come spunto di riflessione sul tema del cambiamento: tutti vogliono il cambiamento, ma chi vuole cambiare? Nell’immagine nessuno alza la mano, ma al contempo tutti sembrano tristi, rassegnati, un po’ in colpa.
È questo il periodo dell’anno in cui tutti sperano in un cambiamento, in un nuovo inizio… magari hanno appena festeggiato la mezzanotte del 31 dicembre senza vedere l’ora che l’anno finisse perché era stato un anno decisamente “da dimenticare”… per non dire peggio! Continua a leggere Chi vuole (davvero) cambiare?