Chi vuole (davvero) cambiare?

Curiosando su internet mi sono imbattuta in questa vignetta:

change

I commentatori si infervorano su quanta responsabilità ci sia, in tema ambientale, nelle scelte dei politici e quanta nelle scelte quotidiane dei cittadini. Qualcuno saggiamente ribatte: non siamo tutti persone, e quindi ugualmente responsabili?

Al di là dell’argomento specifico, vorrei usare la vignetta come spunto di riflessione sul tema del cambiamento: tutti vogliono il cambiamento, ma chi vuole cambiare? Nell’immagine nessuno alza la mano, ma al contempo tutti sembrano tristi, rassegnati, un po’ in colpa.

É questo il periodo dell’anno in cui tutti sperano in un cambiamento, in un nuovo inizio… magari hanno appena festeggiato la mezzanotte del 31 dicembre senza vedere l’ora che l’anno finisse perché era stato un anno decisamente “da dimenticare”… per non dire peggio!

Beh, se si aspetta in un miracolo esterno, e soprattutto se si vive nel rancore e nella rivendicazione rabbiosa di un qualcosa che ci è dovuto, nulla cambierà da sé. A tal proposito, mi viene in mente un aforisma di Mark Twain:

“Non andare in giro dicendo che il mondo ti deve qualcosa.
Il mondo non ti deve nulla. Era qui prima di te.”

Cosa potremmo fare noi, concretamente, per cambiare qualcosa nelle nostre vite?
Non sono una maga, non ho la soluzione in tasca, però mi viene in mente qualche spunto, qualche piccola indicazione che a me personalmente è stata utile, e lo è stata anche alle persone che ho incontrato sulla mia strada professionale, in qualità di pazienti o di alunni.

  • Sorridere. Anche quando non ce ne sarebbe tanta voglia. O ancor meglio, sforzarsi di trovare un motivo per sorridere. Può essere una ragione profonda, ma anche una battuta stupida che ci hanno raccontato, il ricordo di una serata divertente… vale tutto! Perché è un attimo che dal sorridere ci troviamo a…
  • Ridere. La risata ha effetti benefici su vari altri aspetti della nostra biochimica: ad esempio, riduce gli ormoni dello stress, come il cortisolo e l’adrenalina, è collegata al rilascio di endorfine, che alleviano il dolore fisico, aumenta il numero di cellule produttrici di anticorpi e migliora l’efficacia dei linfociti T, creando un sistema immunitario più forte. É stato dimostrato anche un legame tra risate e una più sana funzione dei vasi sanguigni.
  • Piangere. Non vorrei avervi dato l’errata impressione che le emozioni degne di essere vissute ed espresse siano solo quelle positive. Se siamo tristi, possiamo piangere. Anche se siamo adulti, anche se siamo uomini. Siamo purtroppo figli di una cultura che fa del pianto quasi una vergogna. Infatti, vi sono anche meno ricerche sul pianto che non sulla risata. Pare comunque – se vi interessa – che una delle cause per cui dopo un bel pianto ci si sente meglio sia l’eliminazione degli ormoni adrenocorticotropi, associati allo stress.
  • Comunicare. Parlare apertamente al prossimo, comunicando pensieri, emozioni, bisogni, senza aspettarci che ci legga nel pensiero. Serve coraggio, è vero, ma non può che farci star meglio. Si potrebbero evitare tanti fraintendimenti che ci fanno soffrire, se solo si parlasse chiaro. L’emozione che meno viene comunicata è la rabbia, perché spesso non ci si sente in diritto di farlo: chi si arrabbia la dà vinta all’altro, la rabbia è un sentimento che provano le persone cattive… Nulla di tutto ciò è vero. La rabbia è un’emozione come le altre, assolutamente utile a orientare il nostro comportamento. Bisogna solo imparare come esprimerla in maniera costruttiva.
  • Coltivare abitudini positive. Andare a correre, o iniziare una qualche attività sportiva; iscriverci a un corso per imparare qualcosa di nuovo, o anche per socializzare; dedicarci a qualcosa che avremmo sempre voluto fare ma che non abbiamo mai messo nella nostra lista delle priorità; dedicarci alla casa, non per renderla scintillante e impeccabile per le visite degli altri, ma confortevole per noi stessi; fare volontariato; dare in beneficenza tutto ciò che per noi è solo un ingombro: abiti, mobili, oggetti; iniziare a fare la raccolta differenziata dei rifiuti; curare la nostra salute e – perché no? – anche la nostra bellezza.
  • Essere gentili, rispettosi e compassionevoli. Col prossimo e con noi stessi. Nei confronti dei loro e dei nostri limiti. C’è chi per natura è più severo e intransigente con sé stesso, chi col prossimo. In ogni caso, questo è un obiettivo veramente duro. Ed essere gentili con noi stessi vuole anche dire non fustigarci se non ci riusciamo completamente, o in ogni momento. Siamo umani, sbagliamo. L’importante è che le nostre azioni siano guidate da buone intenzioni.
  • Essere grati. Qualche tempo fa circolava su Facebook una catena che recitava più o meno: “5 giorni di pensieri positivi: 3 pensieri e 2 nomination al giorno”. Beh, Facebook o meno, perché non allenarci a cogliere anche solo una cosa bella che ci è capitata ogni giorno, e a esserne grati? La nostra attitudine si diffonderà tra i nostri cari, ben più rapidamente che con una “nomination”.
  • Spendere impegno ed energia. Per cosa? Per coltivare i propri obiettivi, non per autocommiserarsi o per incolpare il prossimo. Altro proposito molto arduo. E altro rischio di “fallire” (qualunque cosa ciò significhi per voi). Quindi, di nuovo: ricordatevi che siamo umani, sbagliamo.

Sicuramente mille altre cose sto dimenticando in questo elenco, che infatti non ha alcuna pretesa di essere esaustivo.

Vuole solo essere un modo per augurare a tutti Voi, cari lettori, buon anno! E che ogni giorno, ogni istante, sia l’occasione di un nuovo inizio.

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