“Alike” – Un corto incantevole, sul colore della vita

Perché spesso la vita ci toglie colore, o meglio, ci lasciamo noi stessi scolorire?

Il contatto coi bimbi (o l’abbraccio dei genitori, per i piccoli), con l’arte e con la natura sono tre degli antidoti più potenti contro una vita grigia!

Tutto ciò nel bellissimo corto di Daniel Martínez Lara e Rafa Cano Méndez, “Alike”.

Inside Out: la psicologa consiglia!

inside-outFinalmente lo scorso weekend sono riuscita ad andare a vedere Inside Out.

L’ultima fatica Disney Pixar è veramente un piccolo gioiellino, che risponde con fantasia e creatività, ma anche con rigore scientifico, a tante domande…

A cosa serve la Paura?
Come si comunica quando si è arrabbiati?
I nostri ricordi possono cambiare nel tempo? Soprattutto, può cambiare la loro tonalità emotiva?
Come si forma la personalità?
Cosa ci succede durante un cambiamento di vita importante, come quello della protagonista, costretta a trasferirsi dal Minnesota alla California per il lavoro del papà?
Che conseguenze si possono avere quando si chiede a una bambina di sorridere per non impensierire il papà?
E soprattutto… a cosa serve la Tristezza?

Veramente illuminante, non solo per i bambini, ma anche per tanti adulti, che, molto più dei piccoli, sono purtroppo abituati a mettere la sordina ad alcune emozioni, quelle socialmente meno accettabili, come Rabbia e Tristezza.

Commovente e anche molto divertente!

Il film si conclude quando la protagonista ha 12 anni, e all’interno del quartier generale del suo cervello si ignora il significato dell’allarme “pubertà”, presente sulla console ma mai scattato… se ci sarà un sequel potete scommettere che sarà altrettanto spettacolare!

“12 a 12” – A gennaio a TeDaCà uno spettacolo sull’amore e la malattia mentale

12a12

Perchè vi parlo di teatro in questo blog di psicologia?
Innanzitutto perché amo il teatro.
E poi perché ho l’onore di essere una degli attori sul palco.
Ma anche e soprattutto perché questa è una storia d’amore. Amore omosessuale, ma anche no, poco importa.
E, infine, perché racconta l’amore di fronte alla malattia mentale. E quindi un caleidoscopio di emozioni: tristezza, rabbia, paura, ma anche gioia. E soprattutto coraggio.

Liberamente tratto da “Eclissi di sole”, presente nella raccolta “Matrimoni gay” di Piergiorgio Paterlini.
Regia di Simone Schinocca.
Assistente alla regia Valentina Giuffrida.

Dove, quando e come:
TeDaCà BellARTE – Via Ludovico Bellardi 116, 10146 Torino
16-17 gennaio 2015, ore 20.45
Biglietti:
– Intero: 8.00 €
– Ridotto: 6.00 € (tesserati TeDaCà, tesserati UILT, under 30, over 60 e disabili)
– Abbonamento 5+1: 30.00 €
Consigliata la prenotazione del posto allo 011.7727867 o via mail a info@tedaca.it.

«Ai miei tempi, la musica era diversa…»

love for music

Quante volte lo avete detto?
Che voi abbiate 30, 40, o 80 anni non importa. La ricerca lo conferma: il legame con la musica che ascoltiamo in adolescenza è più forte di quello che instaureremo mai con qualsiasi altra hit.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Neurologico di Montréal (Canada), pubblicato sulla rivista «Nature Neuroscience», ascoltare le nostre canzoni preferite stimola le zone del cervello coinvolte nella produzione di dopamina, serotonina e ossitocina, neurotrasmettitori che si traducono in una sensazione soggettiva di piacere. Fin qui nulla di strano: più una cosa ci piace, più farla ci fa sentire bene.

Ma perché le canzoni legate a quel periodo di vita, e ai suoi momenti belli e brutti, restano quelle che ascoltiamo più volentieri?
Perché sono entrate nella nostra vita nel periodo (tra i 12 e i 22 anni) in cui stava avvenendo lo sviluppo più consistente del nostro cervello. Nello specifico, era il sistema limbico, centro dell’elaborazione delle emozioni e delle sensazioni di piacere e ricompensa, a essere particolarmente sensibile.

In quegli anni, inoltre, si andava formando la nostra personalità, e tutto ci sembrava tremendamente importante: l’aspetto fisico, i voti a scuola, i risultati nello sport, le figuracce con gli amici, le prime cotte… e la musica non faceva eccezione: d’altronde, come dare torto ai noi stessi di 15 anni? La musica è la colonna sonora del film della nostra vita, di cui avevamo appena scoperto di poter essere i registi!

Chiudo regalandovi una della canzoni della mia adolescenza…

Quali sono state le vostre?

Il Giorno della Memoria (27 gennaio)

Perché ospitare questo post in un blog di psicologia? Perché la psicologia si occupa dell’essere umano, e nulla più della tragedia dei campi di sterminio, nella storia, ha messo l’umanità di fronte ai suoi limiti, in tutti i sensi.
Uno spettacolo bello, duro, forte, necessario, “per non dimenticare”.

http://tedaca.wordpress.com/spettacoli/per-non-dimenticare/

“Shame”: un film potente e toccante

In “Shame”, secondo lavoro del regista Steve Mc Queen, Brandon (Michael Fassbender, Coppa Volpi come miglior interprete maschile) è un uomo giovane, attraente, vive a New York e ha un buon lavoro.
All’apparenza, può sembrare un uomo di successo, ma ha un problema: soffre di sex addiction, dipendenza sessuale.

Per chi soffre di questo problema, il sesso è semplicemente un modo per sfogare l’ansia, una compulsione, un comportamento coatto che permette momentaneamente di tirare un sospiro di sollievo: non è nemmeno lontanamente imparentato con la dimensione del piacere. Continua a leggere

“Hysteria”: un film intelligente e divertente

La diagnosi di “isteria” nell’Ottocento veniva utilizzata per qualsiasi “disturbo” (o presunto tale) femminile: melanconia, ansia, ninfomania, frigidità… tutto era un sintomo di isteria.

Le terapie proposte erano le più astruse: bagni caldi, bagni ghiacciati… nei casi più “gravi”, ossia di donne realmente bisognose di un aiuto psichiatrico, l’estremo “rimedio” era l’isterectomia, la rimozione chirurgica dell’utero, che aveva l’unico esito di mutilare orribilmente le pazienti, senza che fossero realmente curate.

Le donne meno gravi (e più ricche), nella Londra di fine Ottocento, si rivolgevano invece allo studio privato del Dr. Dalrymple (Jonathan Pryce), il quale, pur partendo dall’errata convinzione che tutti i malesseri femminili fossero causati da contrazioni anomale dell’utero, utilizzava una terapia che si rivelava efficace: il massaggio manuale della vulva.

In pochissimi sanno che il vibratore fu inventato quasi per caso dal suo giovane assistente, il Dr. Granville (Hugh Dancy), e dal suo amico Edmund St. John-Smythe (Rupert Everett), ricco e creativo inventore, appassionato della neonata scienza elettrica. Ora, grazie al film “Hysteria”, diretto da Tanya Wexler, questa storia diverrà di pubblico dominio. Continua a leggere