Cosa diresti al te stesso bambino? Caparezza risponde con “Una chiave”

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È da un po’ (per usare un eufemismo) che non condivido una canzone su questo blog.

Tante volte mi imbatto in pezzi straordinari, e spesso mi trovo a citarli quando lavoro con i miei pazienti.

Altre volte sono proprio i pazienti che mi parlano attraverso le canzoni a loro care. “Ha presente quella canzone che fa…?” “Mi sento proprio come dice…”

Ma raramente ho poi il tempo di parlarne in un post! Oggi il tempo lo trovo, perché questa canzone ha davvero un messaggio forte e importante.

Dopo che con un paziente abbiamo rielaborato un’esperienza dell’infanzia, o dell’adolescenza, chiedo sempre: “Cosa direbbe al se stesso di allora?”

Caparezza se l’è domandato da solo, e ne ha fatto uno splendido brano. A quanti di noi sono comuni le sensazioni di imbarazzo, la poca autostima, la paura del giudizio? E voi, cosa direste al voi stesso ragazzino?


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«Ai miei tempi, la musica era diversa…»

love for music

Quante volte lo avete detto?
Che voi abbiate 30, 40, o 80 anni non importa. La ricerca lo conferma: il legame con la musica che ascoltiamo in adolescenza è più forte di quello che instaureremo mai con qualsiasi altra hit.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Neurologico di Montréal (Canada), pubblicato sulla rivista «Nature Neuroscience», ascoltare le nostre canzoni preferite stimola le zone del cervello coinvolte nella produzione di dopamina, serotonina e ossitocina, neurotrasmettitori che si traducono in una sensazione soggettiva di piacere. Fin qui nulla di strano: più una cosa ci piace, più farla ci fa sentire bene.

Ma perché le canzoni legate a quel periodo di vita, e ai suoi momenti belli e brutti, restano quelle che ascoltiamo più volentieri?
Perché sono entrate nella nostra vita nel periodo (tra i 12 e i 22 anni) in cui stava avvenendo lo sviluppo più consistente del nostro cervello. Nello specifico, era il sistema limbico, centro dell’elaborazione delle emozioni e delle sensazioni di piacere e ricompensa, a essere particolarmente sensibile.

In quegli anni, inoltre, si andava formando la nostra personalità, e tutto ci sembrava tremendamente importante: l’aspetto fisico, i voti a scuola, i risultati nello sport, le figuracce con gli amici, le prime cotte… e la musica non faceva eccezione: d’altronde, come dare torto ai noi stessi di 15 anni? La musica è la colonna sonora del film della nostra vita, di cui avevamo appena scoperto di poter essere i registi!

Chiudo regalandovi una della canzoni della mia adolescenza…

Quali sono state le vostre?

Katy Perry – Firework

Ormai finite – per alcuni da un bel po’ – le vacanze estive… voglio condividere con voi un bellissimo pezzo pop, che recentemente ha vinto il premio “best video” agli MTV Video Music Awards 2011.
Oltre alla musica, piacevole perchè ha ancora il sapore d’estate, ascoltate il testo… un vero inno all’autostima e all’autorealizzazione!

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La vita ha “Un senso”? La poetica risposta di Vasco

Per l’angolo della musica, oggi voglio condividere con voi uno splendido pezzo di quello che definire “uno dei più amati cantanti italiani” è riduttivo.

Vasco Rossi è a pieno titolo nella storia della musica, non serve che vi parli io di lui su questo blog.

Voglio però condividere con voi il bellissimo messaggio di questo testo. A volte il senso di ciò che ci accade ci sfugge. E benché ogni essere umano – è questione di neurobiologia – tenda a cercarlo, a volte un senso non c’è… e per essere più sereni si può imparare ad accettarlo.


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Natasha Bedingfield – Unwritten

Buongiorno a tutti!
Oggi inauguro un nuovo spazio all’interno del blog, dedicato alla musica.
La musica ci segue praticamente in ogni momento delle nostre vite – a casa, in auto, al supermercato, a volte anche sul posto di lavoro – e può essere una grande fonte di ispirazione… Proprio come le poesie, spesso le canzoni sono piccole perle di saggezza che non necessitano di commenti.
Inizio con una delle mie canzoni preferite…  Continua a leggere