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Modelli e valori nello sport

Siete tutti invitati al Convegno “Modelli e valori nello sport”, organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte, in collaborazione con la Turin Marathon S.r.l. e la Facoltà di Scienze della Formazione.
L’obiettivo dell’evento è promuovere i valori legati allo sport, favorire l’attenzione verso la cultura e la pratica sportiva come indicatori di qualità della vita, nonché mettere in rilievo la sempre maggiore importanza che riveste la Psicologia dello Sport.

L’evento si terrà presso il Circolo “Esperia” in Corso Moncalieri n. 2 a Torino, giovedì 11 ottobre 2012, e vedrà la partecipazione di campioni olimpici, i quali testimonieranno il valore delle loro imprese.
Vi voglio segnalare in particolare la sessione parallela delle 14.00-17.00, “Gli Psicologi incontrano i Giovani”, dedicata agli studenti delle Scuole Superiori. Un’occasione per riflettere insieme, attraverso attività fisiche e laboratoriali, sul fatto che i valori su cui si fonda lo sport – cooperazione, autocontrollo, impegno, lealtà, competizione – sono fondamentali per formare nei formare nei giovani il senso civico e del rispetto reciproco.

Qui potete leggere e scaricare il programma completo.

L’ingesso è libero e gratuito fino a esaurimento dei posti (200).

 

(Cover image by Gerd Altmann from Pixabay)

Per la prima volta in Piemonte il test HIV salivare rapido all’Amedeo di Savoia: Ambulatori aperti anche il sabato e risultati in poche ore

Ricevo e – come si suol dire – volentieri diffondo un comunicato di Valerio Brescia, Referente del Gruppo Salute Arcigay Torino.

L’Ospedale Amedeo di Savoia amplia l’offerta di servizi al Cittadino per aumentare la possibilità di diagnosi precoce dell’infezione da HIV: apertura dell’ambulatorio dedicato ai test anche il sabato, con relativo counselling, e per la prima volta in Piemonte possibilità di accedere anche al nuovissimo test rapido salivare non invasivo, con consegna dei referti in poche ore.

Queste le novità che il Presidio della ASL TO 2 mette in campo per incrementare l’accesso alla diagnosi precoce: in Italia, infatti, circa un terzo delle persone con infezione da HIV ignorano di essere sieropositive. In particolare in Piemonte le diagnosi tardive sono il 38% del totale (dati Servizio di Riferimento Regionale di Epidemiologia dell’ASL AL).

L’ambulatorio, da gennaio aperto anche tutti i sabati in orario 8.00 – 13.00 (8.00-11.00 prelievi , 11.00-13.00 referto), è ad accesso diretto, senza impegnativa medica, gratuito e con garanzia di anonimato, e offre inoltre un’attività di ascolto, orientamento e sostegno psicologico (counselling) pre e post test svolta da personale specificamente formato. Continua a leggere Per la prima volta in Piemonte il test HIV salivare rapido all’Amedeo di Savoia: Ambulatori aperti anche il sabato e risultati in poche ore

Primo Dicembre: la Giornata Mondiale di Lotta contro l’Aids

Oggi è la Giornata Mondiale di Lotta contro l’Aids. Divulgo volentieri il comunicato stampa della LILA, Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids.

La questione è semplice: la quasi totalità (80%) delle almeno 4000 nuove infezioni da Hiv che si contraggono ogni anno in Italia è dovuta alla trasmissione per via sessuale, mentre le IST (infezioni sessualmente trasmissibili) dal 2000 “hanno fatto registrare, nei Paesi occidentali, Italia compresa, una recrudescenza inaspettata e mai osservata dalla fine degli anni ’70”, come affermato dall’Istituto Superiore di Sanità nel suo ultimo Notiziario.

“Aids. Proteggiti semplicemente” è lo slogan scelto dalla Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids per la sua nuova campagna di comunicazione e prevenzione, lanciata tradizionalmente nella Giornata mondiale di Lotta all’Aids, per il 2012. Una campagna nata con l’incontro tra la LILA e un gruppo di giovani creativi che hanno colto nel segno: rendere semplice e naturale ciò che è vissuto ancora con difficoltà, ovvero l’uso del preservativo, maschile e femminile (condom e femidom).

La parola chiave della nuova campagna LILA è semplicità. Semplici sono i fatti: il preservativo è attualmente l’unico sistema sicuro di prevenzione della trasmissione del virus. I gesti: il preservativo rende complici e ferma il virus, non il piacere . I pensieri e i sentimenti: usare il preservativo è segno di amore e rispetto, per se stessi e gli altri. Le azioni: “Al giorno d’oggi cerchiamo sempre più spesso soluzioni complicate a problemi semplici, strade alternative quando quella giusta è proprio lì, davanti a noi. La semplicità sembra essere diventata sinonimo di modestia, quando tra i suoi sinonimi più belli ci sono parole come chiarezza, accessibilità, naturalità”, come spiega Giorgia Di Pasquale, che ha ideato la campagna.

“Getting to zero”, arrivare a zero, è lo slogan internazionale della Giornata di lotta contro l’Aids. Per arrivare a zero nuove infezioni, zero discriminazioni e zero morti Aids correlate entro il 2015. Uno slogan che riguarda tutti e richiede a ogni nazione un impegno convincente dentro e fuori i propri confini: azioni molteplici di prevenzione, promozione del test Hiv, sostegno alla ricerca e difesa dei diritti civili, che comprendono il diritto alla salute per tutti e alla non discriminazione per le persone sieropositive.

Chi fosse interessato alla divulgazione della campagna può rivolgersi all’ufficio stampa, che provvederà a fornire i materiali in alta definizione. Le immagini e l’opuscolo sono consultabili sul sito della LILA.

Mindfulness: cos’è?

Sempre più spesso si sente parlare di percorsi ed esperienze di “mindfulness”, proposti sia da scuole di yoga e meditazione, sia all’interno di percorsi di promozione della salute mentale e di riabilitazione psicologica. Ma di cosa si tratta?
Partiamo dal termine. “Mindfulness” è talvolta usato come abbreviazione di “mindfulness meditation”, traducibile in italiano come “meditazione di consapevolezza”, a patto che ci si intenda su cosa è, in questa accezione, la “consapevolezza”.
Nella nostra società infatti quando si dice “consapevolezza” si pensa subito ad un prodotto della ragione, alla capacità di produrre un discorso sui propri comportamenti, di dare un senso alle proprie esperienze e ai propri vissuti.
In questa accezione, però, ci interessa quella che in lingua pali (la lingua indiana dei primi testi buddhisti) è detta “sati”, ossia un tipo di consapevolezza non concettuale, non discorsiva, bensì intuitiva, immediata, nel senso di non mediata da giudizi e pregiudizi. Altre traduzioni possibili, che pongono l’accento su diversi aspetti della mindfulness, tutti ugualmente importanti, sono “attenzione”, “attenzione sollecita”, “attenzione non giudicante”, “presenza mentale”, “piena presenza”.
Non è facile rendere a parole quella che è innanzitutto ad un’esperienza vissuta, e proprio per questo spesso si sceglie di non tradurre il termine inglese.

Ma a cosa può servire, a noi, nella nostra vita quotidiana, meditare? Può sembrare un qualcosa di molto “anni ’70”, da “fricchettoni”…
Pensate: non vi è mai capitato di lavare i piatti pensando solo al caffè che avreste bevuto subito dopo, in santa pace, godendovelo appieno? E poi di trovarvi con la tazzina in mano vuota, rendendovi conto che quasi non avete assaporato il tanto desiderato caffè, perché pensavate a questioni di lavoro, alle faccende domestiche in sospeso, o anche a cose piacevoli, come i programmi per la serata?
E non vi è mai successo di guidare lungo una strada conosciuta, per esempio il tragitto casa-lavoro, e di giungere alla destinazione accorgendovi che avete pensato a tutt’altro che alla strada? Magari qualche volta avete dovuto inchiodare perché è sopraggiunto un imprevisto di cui vi siete accorti all’ultimo secondo.

Perché non prestiamo attenzione alla nostra esperienza nel presente? In fondo questo istante, questo nostro istante, è per noi l’unica realtà. È ciò che c’è. Il passato non c’è più, e il futuro non c’è ancora.
Alcuni pensano di essere molto attenti a ciò che accade nel presente, ma senza accorgersene, lo contaminano con pregiudizi e aspettative, non percependolo quindi per ciò che realmente è. Pensiamo ad una persona che abbia avuto nella sua vita un evento che l’ha profondamente e negativamente segnata: un divorzio, un licenziamento, una rottura con un caro amico, magari le tre cose insieme. Può capitare che questa persona legga ogni nuova esperienza come conferma di alcuni “fatti”: “sono inadeguato”, “la mia vita è un casino”, “deludo tutti”, “vorrei cambiare, ma è impossibile”, “vorrei cambiare, ma non ne sono in grado”, “nessuno mi può capire”, “c’è qualcosa che non va in me”.
La parola “fatti” è tra virgolette non a caso: mentre per la persona in questione queste sono realtà assolutamente oggettive, in realtà non sono che pensieri. Pensieri che magari si trascinano per ore, con rimuginazioni che talvolta impediscono di prendere sonno alla sera.
La vita è imprevedibile e il cambiamento spaventa. Abbiamo bisogno di certezze, o quanto meno di un certo grado di prevedibilità. Uno degli strumenti che abbiamo è la costruzione di un’identità: “io sono una persona con certe caratteristiche, perciò in determinate circostanze reagisco così”. Se però mi sono costruito l’identità del perdente, del fallito, va da sé la coerenza che raggiungo non mi aiuta assolutamente a stare bene, anzi. Potrà anche succedere che, di fronte ad un evento positivo, una persona che ha di queste convinzioni si dica: “di sicuro non è merito mio, sono stato solo fortunato”, oppure: “se ce l’ho fatta io, era veramente facile”.
Viceversa, chi ha un’opinione di sé come persona sempre forte, efficiente, decisa, sempre nel giusto, difficilmente riuscirà a scendere a compromessi, ad accettare i fallimenti, o a integrare nella propria esperienza quotidiana il dolore o la tristezza.

Può essere utile, a questo punto, chiarire anche cosa la mindfulness non è:
Non è un modo per sfuggire dalla realtà: è piuttosto essere profondamente radicati nella realtà.
Non è una tecnica di rilassamento: può accadere di rilassarsi durante alcune pratiche, ma questo non è il loro scopo. C’è poi il rischio, se ci rilassiamo una volta, che nasca l’aspettativa di rilassarci sempre, e magari se ciò non accade ci innervosiamo ancora di più. Se ci rilassiamo, quindi, godiamoci il rilassamento; se non ci rilassiamo, stiamo nel presente, senza confrontarlo col passato.
Non è un modo per svuotare la mente: la mente, soprattutto all’inizio di una pratica meditativa, può essere affollata da pensieri, ma ciò non significa che “non stiamo meditando bene”: l’importante è cercare di non aggrapparsi ai pensieri nel tentativo di modificarli, tentare di lasciarli fluire, e imparare, pian piano, a guardarli come se fossero nuvole nel cielo. Se per esempio durante la pratica ci capita di pensare al fatto che dobbiamo fare la spesa, non giudichiamoci, ma prendiamo mentalmente nota: “ok, è emerso questo pensiero”, e gentilmente riportiamo la mente all’oggetto della nostra meditazione. E se non ci riusciamo? Non giudichiamoci per non essere riusciti!

La pratica della meditazione allena un’attenzione non giudicante allo svolgersi dell’esperienza momento per momento, da portare poi, gradualmente, nella vita di tutti i giorni. Non: “sono triste, quindi sono debole”, “sono triste, ed è colpa mia se non riesco a reagire”, “sono triste, eppure non ne ho motivo”… ma semplicemente: “in questo momento provo tristezza”.
La meditazione di consapevolezza aiuta a scoprire quali pensieri si presentano più spesso in modo automatico alla nostra mente, senza cercare di correggerli.
Da qui l’intuizione di utilizzarla nella cura di disagi psicologici. Il medico americano Jon Kabat-Zinn, della University of Massachusetts Medical School, ha cominciato nel 1979 ad applicare la mindfulness come trattamento terapeutico dell’ansia, dello stress e della depressione. Attualmente sono circa 17.000 i pazienti che hanno completato il suo programma, e grazie ai rigorosi studi scientifici con cui l’équipe ne ha provato l’efficacia, la pratica si sta diffondendo in tutto il mondo occidentale. In Italia hanno avviato progetti pilota due strutture pubbliche, l’Istituto Oncologico Veneto e l’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano.

 

(Photo by Lesly Juarez on Unsplash)

“Non c’è salute senza salute mentale”: uno studio della London School of Economics

Voglio condividere con voi alcuni interessanti dati letti su “Il Fatto Quotidiano” di oggi.

Salute fisica e salute mentale come due facce della stessa medaglia. Gli psicologi lo affermano da sempre, ma parevano bei discorsi campati per aria, tipici di quello che nell’immaginario collettivo è lo psicologo con la testa tra le nuvole, perso nelle sue metafore e nelle sue interpretazioni dei sogni, come se invece non fosse un professionista a stretto contatto con delle persone e con i loro problemi quotidiani.

Finalmente ci sono delle cifre. Continua a leggere “Non c’è salute senza salute mentale”: uno studio della London School of Economics