#RestiamoACasa | Episodio 4 | Vediamo un documentario | La mente svelata

Sicuramente molti di voi in questo periodo stanno passando molte ore davanti alla TV.

Non c’è nulla di male, date le circostanze, a patto che vi ricordiate, come vi ho già suggerito, due cose fondamentali:

  • alzarvi ogni tanto per muovervi un po’, mettendo se necessario la sveglia sul cellulare per ricordarvi di sgranchirvi.
  • dare comunque una certa regolarità alla vostra giornata, anche nell’uso della TV, riservandole degli spazi ben definiti (ad esempio mezz’ora dopo pranzo, 2 ore dopo cena).

Nell’era dello streaming, è facile iniziare a vedere una serie TV e ritrovarsi alle 4 di notte avendo finito la prima stagione. Se questo non è salutare mai, a maggior ragione non lo è ora, in un momento in cui, non avendo molti paletti fissi a scandire le nostre giornate, rischiamo di trovarci in una condizione psicologica che può travolgerci, lasciandoci prendere dallo sconforto.

Fatte questa premesse, forse un po’ noiose ma necessarie, vengo ora al mio consiglio per le prossime serate: La mente svelata (2019), docu-serie di Netflix sul funzionamento del nostro cervello, composta di 5 episodi intitolati Memoria – Sogni – Ansia – Consapevolezza – Sostanze Psichedeliche.

Temi molto interessanti, narrati in maniera semplice ma scientificamente impeccabile, con immagini e grafiche animate molto accattivanti.

L’episodio sull’ansia, di questi tempi, può essere molto utile a chi sta sperimentando vissuti di questo tipo, così come anche quello sulla consapevolezza.

Sapere come mai il nostro corpo e la nostra mente lavorano in un certo modo può aiutare a spaventarsi meno di certe emozioni, a trovare strategie per gestirle, anche quando ci sembrano completamente estranee a noi, o così opprimenti da farci sentire impotenti.

Non mi resta quindi che augurarvi una buona giornata e una buona visione… con moderazione!

#RestiamoACasa | Episodio 3 | Facciamo le pulizie

Lo so, lo so, a quanto vedo sui social, probabilmente lo state già facendo e anzi non sapete più cosa pulire e riordinare.

Così come so benissimo che ci sono anche famiglie dove i due genitori sono in smartworking e magari ci sono tre figli a casa… un pensiero anche a voi che sicuramente non avete mai avuto case più disordinate!

Nel caso però il tempo non vi mancasse, volevo proporvi un approccio alle pulizie un pochino più radicale…

Ho sentito parlare di Marie Kondo per la prima volta nel 2015.

Avevo organizzato uno swapping party a casa mia: avevo svuotato l’armadio dei vestiti e deciso che ci sarebbero rientrate solo le cose che effettivamente usavo. Tutte le altre erano finite sul divano in attesa che arrivassero le mie amiche, con i loro trolley pieni di vestiti che avevano subito la stessa sorte, in cerca di nuove proprietarie. Tutto ciò che non avremmo tenuto, lo avremmo dato in beneficenza.

Una delle invitate mi disse: “Ma dai, stai leggendo anche tu quel libro…?”  Quel libro era Il magico potere del riordino, che era stato tradotto da poco in italiano. Io, cascando dalle nuvole, risposi: “No… però questa donna è un genio, se sta diventando famosa dicendo che bisogna fare le pulizie di primavera… Ci avessero pensato le nostre mamme!” Senza saperlo, stavo proprio mettendo in pratica il suo metodo!

Nel frattempo, nel 2019, Marie Kondo è sbarcata anche su Netflix, con un reality in cui mostra il suo lavoro di consulente:  si reca in varie case americane e aiuta le persone a riorganizzare le proprie abitazioni e, in un certo senso, le proprie vite, secondo il suo metodo KonMari.

Oggi non voglio parlare strettamente di questo. Se vi interessa saperne di più, potete leggere il libro e vedere la serie (anche se quest’ultima non dà molti consigli pratici, è concepita più come intrattenimento).

Vorrei però soffermarmi su 3 punti: i primi 2 sono fondanti del metodo KonMari, il terzo è una mia riflessione.

  • Quando riordiniamo, prima di decidere se tenere o meno un oggetto, chiediamoci se è utile e/o se ci dà gioia. Non bisogna tenere solo cose strettamente necessarie. Chiediamoci, però: vedere ogni giorno quel soprammobile appaga il mio senso del bello o mi fa solo pensare “uff… un giorno dovrò tirarlo giù e spolverarlo”?
  • Se non vogliamo più tenere una cosa, prima di buttarla, ringraziamola. Sembra un inutile sentimentalismo, ma credo sia prezioso fare un piccolo gesto di gratitudine, aiuta a dare valore alle cose e a non cadere nella tentazione opposta del buttare tutto compulsivamente.
  • Possiamo partire da un armadio e procedere metodicamente stanza per stanza. Alla fine, dopo che avremo terminato questa impresa titanica… domandiamoci: vogliamo davvero rifarla? La verità è che abbiamo troppo perché compriamo troppo, e i tanti oggetti di cui ci circondiamo alla fine ci rendono schiavi: dobbiamo lavarli, riordinarli… e così non riusciamo a goderci la casa e la famiglia. Buttare il superfluo è molto utile ma… siamo sicuri che il ciclo non ricomincerà? 

Penso che lo stop forzato di questi giorni possa esserci molto d’aiuto. Intanto perché comprare beni superflui è molto difficile.  E poi perché penso che, una volta finito tutto questo, avremo tutti avuto modo di capire cosa davvero ha valore per noi.

Se vi interessa approfondire, qui trovate un mio articolo sui meccanismi psicologici coinvolti negli acquisti, e sulla transitoria (e illusoria) felicità causata dallo shopping, che avevo scritto in occasione del Black Friday.

Ma tornando a noi e alle nostre pulizie di primavera… Una volta eliminato il superfluo, che fare? Al momento, chiaramente, non possiamo né fare swapping party con le amiche, né portare nulla a enti di beneficenza. Ma abbiamo sempre le cantine, le soffitte, un angolo della casa meno utilizzato. Io vi suggerisco di tenere da parte questi oggetti per dopo, perché siano un augurio di rivedere presto i nostri amici e di tornare alle nostre vite quotidiane, non solo come prima ma anche con qualche buon proposito in più.

(Photo by Onur Bahçıvancılar on Unsplash)

#RestiamoACasa | Episodio 2 | Muoviamoci

Restiamo a casa, certo, ma è molto importante che non ci dimentichiamo del nostro corpo.

Ma l’attività motoria possiamo farla? Secondo i più recenti DPCM, sì. Nel momento in cui vi scrivo, tra le FAQ sul sito del Governo, aggiornate al 14/03/2020, alla voce “Spostamenti” è possibile leggere:

È consentito fare attività motoria?

Sì, l’attività motoria all’aperto è consentita purché non in gruppo. Sono sempre vietati gli assembramenti.

Ovviamente, soggetti anziani, immunodepressi o con patologie devono cercare di evitare ogni contatto, e le persone con sintomi influenzali o positive al coronavirus devono rimanere tassativamente in casa.

Inoltre, è necessario conoscere eventuali ordinanze del vostro Comune di residenza.

Ad ogni modo, una cosa è certa: in questi giorni ci muoviamo tutti molto meno di quanto avveniva fino a una settimana fa. Chi poi frequentava palestre o piscine, si sentirà probabilmente completamente sperso.

Oggi vorrei quindi darvi qualche consiglio per attività che potete fare anche in casa.

Innanzitutto, partiamo da piccoli accorgimenti di base. Se lavorate molte ore al PC, che siate in ufficio o in smartworking, puntate la sveglia del cellulare ogni 50 o 60 minuti e alzatevi per qualche minuto. Non basta che stacchiate mentalmente dal lavoro, è proprio necessario alzarsi: fate un po’ di stretching, andate a bere un bicchier d’acqua o una tisana, a metà mattina o metà pomeriggio mangiate un frutto. La stessa cosa vale se siete “spalmati” sul divano immersi nella visione di una serie TV o nella lettura di un libro: alzatevi e camminate un po’.

Se amate lo yoga, ma anche se non lo avete mai provato e volete scoprirlo, vi segnalo la pagina Facebook di Francesca Cassottana, insegnante di yoga che ogni giorno condivide una pratica di 20 minuti, oltre a qualche videolezione un po’ più lunga. Molto professionale e anche molto dolce, praticare in sua compagnia è davvero bello.

Preferite un’attività più movimentata? Ve ne avevo già parlato qualche tempo fa: nel 2014 Il New York Times scriveva che bastano 7 minuti al giorno per rimettersi in forma: da allora, sono state create decine di app e pubblicati moltissimi video di workout su YouTube, della durata proprio di 7 minuti. Ecco per voi alcuni link:

Sperimentate e cercate ciò che preferite!

Ovviamente, non esagerate: riconoscete i limiti del vostro corpo e non lanciatevi in “sfide” rischiose, soprattutto ora che, per forza di cose, non avete un allenatore in presenza a seguirvi.

Per oggi è tutto, non mi resta che augurarvi una buona giornata!

Se conoscete altre risorse online utili per fare movimento, lasciatemi un commento.

E se avete idee su altri argomenti che vorreste vedere trattati in questi giorni… idem!

(Photo by Jonathan Borba on Unsplash)

#RestiamoACasa | Episodio 1 | L’importanza di organizzare il proprio tempo

È un po’ che non scrivo. Come quella di tutti, anche la mia vita ha subito un drastico cambiamento, e ho dovuto velocemente riorganizzarmi.

Lunedì prossimo sarebbe dovuta iniziare la Settimana del Cervello, io avevo previsto tanti eventi nelle scuole e uno anche presso il mio studio. Coordinandoci con gli organizzatori, l’abbiamo spostata a fine maggio, nella speranza che per allora si possano tranquillamente proporre eventi di questo tipo. Come si suol dire, si naviga a vista.

La mia attività di didattica all’Università è momentaneamente sospesa: io conduco laboratori sulle competenze relazionali per le professioni d’aiuto. Sono attività molto pratiche, difficili da fare in teledidattica. Stiamo cercando di coordinarci con i colleghi, nell’impossibilità di riunirci di persona.

E infine anche nel mio studio privato ho dovuto prendere una serie di decisioni: inizialmente mi sono attrezzata per continuare a svolgere la mia professione nel rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive del Ministero della Salute, e contemporaneamente ho potenziato il servizio di consulenza a distanza mediante videochiamata. La situazione come saprete evolve molto rapidamente, e così oggi ho deciso di chiudere temporaneamente: i colloqui in presenza sono sospesi fino a data da destinarsi, mentre è sempre attivo il servizio di consulenza a distanza mediante videochiamata.

In questo clima di costante incertezza, nel quale sono immerse tutte le persone con cui sto parlando, mantenere una certa regolarità nelle proprie giornate è molto importante. Stare a “marcire” sul divano inizialmente può sembrare allettante, ma sul lungo periodo va assolutamente evitato.

Restare il più possibile a casa, dal punto di vista sanitario, è certamente e senza alcun dubbio la cosa migliore da fare, ma i rischi di questa situazione, dal punto di vista psicologico, ci sono.

Fondamentalmente si possono raggruppare in 3 categorie:

  • Ansia. I notiziari non fanno che parlare del coronavirus. Tenersi informati è importante, ma bisogna evitare di preoccuparsi più del dovuto, limitando il tempo passato a ricercare informazioni. Il rischio è quello di alimentare a dismisura l’ansia, e ciò, in una persona che già ne soffre, può portare anche a forti attacchi di panico. Inoltre, si rischia di finire preda di fake news, che girano in questo periodo soprattutto sotto forma di allarmanti catene WhatsApp.
  • Depressione. Stare in casa senza stimoli intristisce tutti, immaginate chi soffre o ha sofferto in passato di una vera e propria patologia depressiva. Questo è vero soprattutto per chi vive da solo. Basti pensare che la parola isolamento ci richiama immediatamente il carcere.
  • Peggioramento di dinamiche familiari disfunzionali. In Cina, dopo la fine della quarantena, c’è stato un boom di divorzi. La notizia circolava a volte accompagnata da battute, come se fosse una barzelletta, ma ci dovrebbe far riflettere. Quando in famiglia le cose non vanno, la convivenza forzata si può trasformare in una bomba a orologeria. Pensiamo anche a situazioni in cui c’è una persona non autosufficiente, e il caregiver non può staccare mai, o un bambino iperattivo, e la famiglia ha serie difficoltà a gestirlo.

Per questo ho pensato di condividere con voi una piccola riflessione ogni giorno, uno spunto per gestire al meglio le vostre giornate. So che ciascuno sta vivendo la situazione a modo proprio: c’è chi andava a scuola e ora si ritrova a seguire le lezioni da casa, chi già faceva smartworking, chi è stato catapultato nel mondo del telelavoro senza che l’azienda fosse realmente preparata, chi si ritrova all’improvviso i figli a casa, chi era (o si è ritrovato) senza lavoro, i liberi professionisti e gli imprenditori.

Cercherò di non dimenticare nessuna categoria, e di dare a ciascuno qualche piccolo strumento per sentirsi nuovamente padrone del proprio tempo.

Pronti? Si parte domani! Nel frattempo, ricordate:

(Photo by Jon Tyson on Unsplash)

Settimana del Cervello 2020: Si slitta a maggio

📌 EDIT: Gli eventi divulgativi sono stati spostati tutti online. Qui trovate maggiori informazioni.

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Dopo alcuni giorni di riflessione da parte del Comitato organizzatore, possiamo comunicarvi che la Settimana del Cervello 2020 si farà!
Alla luce degli ultimi Decreti Ministeriali in materia di contenimento del Covid-19, però, ci troviamo costretti a rimandare i numerosi eventi previsti per questa quinta edizione – quasi mille in tutta Italia!

Come professionisti che promuovono la prevenzione e tutelano la salute vogliamo garantire la massima sicurezza e serenità a tutti coloro che organizzano o partecipano alla campagna.

La Settimana del Cervello 2020 si svolgerà quindi dal 18 al 24 maggio

L’evento divulgativo presso il mio studio, “Nuove frontiere nel trattamento dei traumi in psicoterapia”, previsto per il 18 marzo, è stato rinviato al 20 maggio, sempre con orario 19.30 – 21.00.

Per informazioni e prenotazioni, potete telefonarmi al n. 340.5964951.

Per quanto riguarda il Progetto Scuola, ciascun professionista è in costante contatto con gli istituti dove aveva programmato di intervenire, per poter ricalendarizzare al meglio gli interventi a seconda di quelle che saranno le esigenze delle classi dopo la riapertura delle scuole.

Per concludere, vi invito tutti a informarvi esclusivamente sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità a seguire il semplice decalogo del Ministero della Salute.

Se vi trovaste in difficoltà emotiva a seguito dell’emergenza, vi consiglio l’utile vademecum del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi: non sostituisce una consulenza di persona, ma fornisce utilissimi spunti per orientare al meglio i nostri pensieri, emozioni e comportamenti – individuali e collettivi.

Settimana del Cervello 2020: tutte le novità

📌 EDIT: Alla luce degli ultimi Decreti Ministeriali in materia di contenimento del Covid-19, il Comitato organizzatore della Settimana del Cervello si è trovato costretto a rimandare i numerosi eventi previsti in tutta Italia.

📌 La Settimana si svolgerà dal 18 al 24 maggio.

📌 L’evento divulgativo presso il mio studio, “Nuove frontiere nel trattamento dei traumi in psicoterapia, è stato rinviato al 20 maggio, ed avrà luogo online.

📌 Gli eventi presso le scuole sono rinviati al prossimo Anno Scolastico.

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Cos’è la Settimana del Cervello?

La Settimana del Cervello (Brain Awareness Week) è una sfida globale lanciata dalla Dana Alliance for Brain Initiatives. L’obiettivo è quello di concentrare per una settimana l’attenzione della popolazione sulle scienze del cervello e sull’importanza della ricerca in questo ambito.

Quest’anno, tutti gli eventi (conferenze, aperitivi informativi, workshop, laboratori nelle scuole, screening cognitivi…) si terranno dal 16 al 22 marzo.

In Italia la Settimana del Cervello è promossa da Hafricah.NET, portale di divulgazione neuroscientifica attivo da oltre dieci anni. Potete trovare tutti gli eventi organizzati in Italia su questo sito.

Cosa potrete trovare presso il mio studio?

Dopo il sold out dell’anno scorso, sono lieta di riproporre la serata informativa “Nuove frontiere nel trattamento dei traumi in psicoterapia”, per accontentare quanti erano rimasti esclusi a causa dei limiti di capienza della sala.

Cos’è un trauma? Cosa avviene realmente quando subiamo un trauma emotivo? E come possiamo intervenire per creare e rinforzare nel nostro cervello connessioni nuove e più funzionali? Ne parleremo mercoledì 18 marzo, dalle 19.30 alle 21.00.

Per informazioni e prenotazioni, potete telefonarmi al n. 340.5964951.

Quest’anno, inoltre, aderisco al Progetto Scuola. Insieme agli alunni, agli insegnanti e al personaggio di Mr. Cervello, scopriremo non solo come funziona il cervello, ma anche miti e leggende che lo riguardano.  Attraverso attività interattive e materiale multimediale, coinvolgeremo gli studenti in un’avventura che consentirà di sperimentare subito le conoscenze apprese grazie a giochi, indovinelli e altre imprese!

Quest’anno mi troverete presso l’IC Antonelli – Casalegno e il Circolo Didattico Pietro Baricco.

Se in futuro vi piacerebbe ospitare la Settimana del Cervello presso la vostra scuola, scrivetemi.

(Photo by Yeshi Kangrang on Unsplash)

Natale & Feste: Istruzioni per l’uso

Anche quest’anno, come ogni anno, mentre noi facciamo il conto alla rovescia per l’inizio delle ferie, pensiamo agli ultimi regali e organizziamo le cene per scambiarci gli auguri con amici e colleghi, i media hanno ricominciato a parlare di “Sindrome Natalizia”.

Vorreste sapere che cos’è e come si combatte? Beh, iniziamo a dire che…

LA SINDROME NATALIZIA NON ESISTE

L’abuso della parola continua, ma ribadiamolo: non stiamo parlando di una patologia, bensì di un insieme di disturbi (ansia, problemi gastrointestinali e psicosomatici) che tendono a presentarsi normalmente nelle occasioni di stress, e spesso le Feste sono proprio un’occasione di stress.

Cerchiamo quindi di vedere le cause di stress più comuni in questo periodo per prepararci ad affrontarle al meglio!

IL TRAFFICO

Nonostante l’avvento dell’e-commerce, che ha eliminato molti lunghi giri nei centri commerciali alla ricerca del dono perfetto, qualcuno deve pur consegnarceli, i pacchi che ordiniamo, e quindi il traffico nelle strade non è certo diminuito, come ho raccontato in un recente post sul Black Friday.

Se ci troviamo congestionati nel traffico, “prenderla con filosofia” è sempre la soluzione. Mettiamoci il cuore in pace: in questo periodo il tempo per i nostri abituali spostamenti aumenterà, e anche quello per trovare parcheggio. Usciamo di casa prima e cerchiamo di non arrabbiarci: la rabbia non cambierebbe certo la situazione del traffico, farebbe solo del male a noi stessi: irritabilità, malumore e tensioni muscolari ci farebbero arrivare in ufficio già stanchi, o al centro commerciale arrabbiati e per nulla predisposti a cercare regali.

I REGALI

La ricerca del dono perfetto rischia di diventare un vero e proprio tormento. I negozi sono sempre affollatissimi, noi abbiamo poco tempo, dobbiamo assolutamente portare a termine un certo numero di acquisti entro la vigilia, fuori fa un freddo polare e nei negozi fa sempre troppo caldo, nei centri commerciali il rumore è insopportabile… Ma… il dono non dovrebbe essere un’occasione di gioia?

Anche se l’e-commerce ha ridimensionato questo scenario apocalittico, vorrei offrirvi un’idea per un regalo diverso dal solito, che sicuramente ci richiederà meno stress e sarà più apprezzato. Regaliamo del tempo da trascorrere con noi. È un qualcosa che va ancora oltre il regalare un’esperienza – concerto, cena o viaggio che sia. Si tratta di prendersi il tempo per vivere quell’esperienza insieme. In un’epoca in cui tutti abbiamo troppo di tutto, prenderci del tempo per fermarci e passare una serata insieme a un amico, facendo qualcosa che magari normalmente non ci permetteremmo, nel senso che ci sembrerebbe un lusso passare quel tempo a non lavorare né in ufficio né in casa, può essere un atto rivoluzionario. Un dono per l’altro e anche per noi.

C’è anche un’altra ragione, però, che può trasformare il rito dei regali in uno stress. Vogliamo veramente farli o ci sentiamo obbligati? È essenziale cercare di capire chi veramente ci sta a cuore e che tipo di dono vogliamo fare, senza sentirci costretti a dimostrare nulla, senza temere il giudizio altrui. Difficile? Migliorare questo lato di noi può essere il nostro buon proposito per l’anno nuovo! Iniziamo a inserirlo nella nostra to-be list

LE RIMPATRIATE IN FAMIGLIA

Il Natale è spesso sinonimo di grandi tavolate che riuniscono più generazioni. Alcuni adorano questa situazione, mentre altri non la sopportano: visite obbligate, sorrisi di circostanza, generosità forzata.

Quindi, che fare? Innanzitutto ricordare che la famiglia perfetta non esiste: i momenti di tensione, quando si passa tanto tempo insieme, sono normali. Possono riaffiorare invidie, gelosie, ricordi legati al passato. E difficilmente le dinamiche familiari che causano queste tensioni si possono modificare proprio durante le festività. Quindi, anche qui, non resta che “prenderla con filosofia”. Certo, non dobbiamo abbassare la testa e mandar giù ogni scorrettezza e ogni battutina fuori luogo, ma è giusto che ci sentiamo in diritto di far notare con garbo e tranquillità cosa non ci va. Certo, la capacità di discutere in maniera costruttiva e assertiva è una dote che va coltivata: anche questo potrebbe essere un buon proposito per l’anno nuovo!

Un consiglio per gli addetti ai fornelli: se ospitate tutti i parenti a casa vostra, evitate di strafare. È chiaro che vogliate fare bella figura, ma non rovinatevi la festa per questo. Piuttosto, dedicate i giorni precedenti all'”invasione” a studiare il menù: piatti semplici che possono essere facilmente riscaldati senza perdere sapore, oppure i classici “lo metto in forno e me lo dimentico”. Altrimenti rischierete di organizzare una serata impeccabile, che però non vi godrete affatto.

PRANZI, CENE, MERENDE, APERITIVI…

Sono uno stress? Per alcuni sì. Sicuramente, lo sono per il nostro corpo. Un detto recita “non si ingrassa tra Natale e Capodanno, ma tra Capodanno e Natale”: vale a dire che non è una settimana di stravizi a rovinare la nostra linea, bensì il comportamento alimentare abituale che abbiamo nel corso di tutto l’anno. Ciò è senza dubbio vero, ma bisogna comunque prestare attenzione a non esagerare.

Inoltre, nei momenti di nervosismo c’è chi tende a buttarsi sul cibo. Cercate di osservare il vostro comportamento e di capire se avete  veramente fame o se, per esempio, vi siete attaccati al buffet per sfuggire al clima che si sta creando in casa. In questo caso, provate a trovate una soluzione alternativa. Per esempio, potreste proporre un gioco di società che stemperi le tensioni.

Infine ricordate: se decidete di concedervi qualche “peccato di gola”, “peccate con gioia”! Non c’è nulla di peggio che provare un senso di colpa per quanto si è mangiato.

L’ALLEGRIA OBBLIGATA 

Il Natale arriva per tutti, anche per chi è triste: talvolta capita di esserlo, ed è assolutamente normale, anche se il nostro modello culturale ci vuole sempre in forma, curati, dinamici, ottimisti, e quasi esclude la possibilità di provare tristezza, soprattutto a Natale. In un periodo dell’anno in cui si vede tanta gioia per le strade, chi è triste può sentirsi ancora più diverso, più isolato. Immaginate cosa possa voler dire per chi soffre di depressione.

Se siete in questa situazione, coglietela come un’opportunità di riflessione: chi vi garantisce che tutta la gioia che vedete in giro sia autentica? Magari chi corre freneticamente da un negozio all’altro, chi passa giornate intere a cucinare, o è sballottato tra un pranzo coi colleghi e uno coi parenti, in realtà si sente a sua volta stressato, triste, e magari solo, “condannato” ad apparire felice. Per sentirsi soli infatti non è necessario esserlo realmente. Si può essere circondati da persone senza tuttavia sentirsi compresi, accettati, capiti.

Potreste parlare di questo malessere con una persona di fiducia, e chiederle di trascorrere con voi un Natale diverso dal solito, senza la gabbia delle convenzioni sociali: per esempio, perché non mangiare un panino in un fast-food e poi andare al cinema, se è questo che vi fa piacere?

Sperando di avervi dato qualche spunto utile, vi ricordo, come sempre, che se avete idee e commenti potete lasciarmeli qui o sulla mia pagina Facebook.

Dopo questo articolo mi prenderò qualche settimana di pausa, il blog tornerà attivo a gennaio. Intanto auguro a tutti, di tutto cuore, serene festività! A presto!

(Photo via Daily Mail)

To-do list o… to-be list? Consigli pratici e riflessioni

Il titolo suona un po’ come il “to be or not to be?” (“essere o non essere?”) dell’Amleto di Shakespeare,  ma tranquilli: il mio post ha un tema molto più leggero e propositivo: riguarda quelle liste che possono aiutarci nella nostra produttività e crescita personale.

Tempo fa vi ho parlato della to-do list, la lista delle cose da fare. Se vi siete persi il post, vi consiglio di recuperarlo perché contiene tanti piccoli consigli pratici da cui partire per organizzare le proprie giornate. Come dico sempre, quando si vuole cambiare qualcosa, l’essenziale è proprio partire.

Però… non dobbiamo farci prendere la mano! In che senso?

Tutti noi abbiamo impegni e scadenze, e il nostro cervello è abile (e allenato, sin dall’infanzia) a pianificare, memorizzare, calcolare. Ed è assolutamente utile e funzionale che noi ci diamo da fare per raggiungere degli obiettivi, che siano a brevissimo termine (portare fuori la spazzatura) o a lungo termine (comprare casa).

Generalmente però, se ci pensiamo bene, la gran parte degli obiettivi che ci diamo sono cose da fare per avere. Lavorare per avere soldi per comprare beni: alcuni indispensabili, come il cibo, ma tanti davvero superflui, come l’ultimissimo modello di cellulare quando il vecchio funziona ancora alla perfezione.

Ma una volta fatte le mille cose che ci sono da fare, sappiamo chi siamo noi? Siamo la persona che vorremmo essere?

Ebbene, per aiutarci in questo obiettivo, ancora più ambizioso, possiamo utilizzare una sorta di to-be list, la lista delle cose da essere. In che senso? C’è qualcosa che possiamo fare per essere?

Innanzitutto, partiamo proprio col domandarci: che tipo di persona voglio essere?

Una persona più informata? Allora devo ritagliarmi ogni giorno del tempo per vedere un TG, o leggere le news online, meglio se da più fonti. Oppure leggere libri riguardanti gli argomenti che mi interessano. Questo va nella mia to-be list.

Allegra? Non si può essere sempre felici, crederlo è una grande trappola, magari ve ne parlerò più approfonditamente in futuro. Ma se sento che nella mia vita manca completamente la gioia, posso sicuramente fare qualcosa per rimediare. Devo ritagliarmi un momento nella settimana solo per me, uno spazio “di gioco”. Chiedermi: cosa mi potrebbe rendere felice? Un corso di pittura, di fotografia? Andare più spesso al cinema, a teatro? Sono anche queste cose da fare, ma da fare per la mia crescita personale.

In forma e in salute? Se ho qualche problema che trascuro da un po’, allora devo innanzitutto consultare un medico, o un nutrizionista, fare le analisi che mi prescriverà, e poi magari fare un po’ di esercizio ogni giorno, o seguire una dieta. Nel 2014 Il New York Times scriveva che bastano 7 minuti al giorno per rimettersi in forma: da allora, sono state create decine di app e pubblicati moltissimi video di workout su youtube, della durata proprio di 7 minuti. Un ottimo esempio di come si possa introdurre un grande cambiamento a piccolissimi passi.

Autentica, in contatto con le proprie emozioni? Potrei valutare di rivolgermi a uno psicoterapeuta. Non perché abbia necessariamente un sintomo, o un disturbo, ma per conoscere meglio il mio funzionamento e, se possibile, migliorarmi.

Consapevole, presente, in contatto con me stessa? Posso dedicarmi coltivare quel particolare tipo di attenzione non giudicante che si coltiva con la meditazione. Devo coltivare la pratica, però, perché conoscere la teoria non basta. Possono bastare 5 minuti al giorno, ma è necessario avere il giusto atteggiamento mentale. Per questo, nonostante esistano tante app anche per meditare, io consiglio sempre di iniziare frequentando un centro dove un maestro (e una comunità) possano aiutarci a iniziare con lo spirito giusto.

E voi, che tipo di persona vorreste essere? Se vi va, potete condividere la vostra to-be list!

(Photo by Alexas_Fotos from Pixabay)

Mobbing: quando il bullismo continua tra adulti

Uno dei miei ultimi post riguardava il bullismo. Su Facebook ho ricevuto un’osservazione molto interessante, sul fatto che il bullismo non esiste solo tra i ragazzi, ma anche tra adulti, soprattutto sul luogo di lavoro.

È assolutamente vero: in questo secondo caso si parla di “mobbing”, ma l’essenza è la stessa, tanto che nei paesi anglosassoni viene chiamato anche workplace bullying (bullismo sul lavoro).

Il mobbing riguarda tutti quei comportamenti messi in atto sul luogo di lavoro allo scopo di emarginare e allontanare un lavoratore. Demansionamento (sempre apparentemente giustificato con esigenze aziendali), negazione di permessi dovuti per contratto, invio di frequenti visite fiscali in caso di malattia, comportamento ostile (vengono tolti strumenti utili al lavoro, come l’accesso a un server, una password, o anche sottratti oggetti di poco conto, come penne ed evidenziatori dalla scrivania). Proprio come per il bullismo, è possibile anche un mobbing indiretto, attuato con la diffusione di maldicenze e calunnie, sia in ambito lavorativo che personale. Non è infrequente nemmeno la molestia sessuale, sia verbale che fisica.

Come nel caso del bullismo, questi comportamenti per essere definiti mobbing devono essere sistematici, ripetuti nel tempo, e sempre rivolti verso una vittima.

Ci sono tre forme principali di mobbing:

  • Il mobbing verticale (o bossing) consiste negli abusi e nelle vessazioni perpetrati ai danni di uno o più dipendenti da parte di un superiore, spesso con lo scopo di indurre la vittima ad abbandonare il lavoro, senza dover ricorrere al licenziamento.
  • Il mobbing orizzontale, che è messo in atto da uno o più colleghi nei confronti di un altro, è finalizzato a rovinare la reputazione di una persona mettendo in crisi la sua posizione lavorativa, oppure a farla sentire così stremata che abbandonerà spontaneamente il posto.
  • Il mobbing dal basso (low mobbing), molto meno diffuso, consiste in una serie di azioni che mirano a screditare le figure di spicco aziendali, per motivi talvolta futili, come l’invidia per la posizione raggiunta, oppure in momenti di crisi dell’azienda, quando il capo è considerato “il colpevole”.

Le conseguenze psicologiche

La patologia più frequentemente associata al mobbing è il disturbo dell’adattamento, che si accompagna a una variegata sintomatologia ansioso-depressiva.

Può configurarsi anche un disturbo post traumatico da stress, che può associarsi ad ansia, attacchi di panico, depressione, perdita d’autostima, isolamento sociale, ma anche a sintomi fisici come insonnia, cefalea, gastrite e dermatite.

La denuncia

Denunciare questi comportamenti è difficile, perché servono delle prove che chi mobbizza, proprio come i bulli, fa ben attenzione a non lasciare.

Sono necessarie anche testimonianze, che spesso i colleghi non vogliono rilasciare, o perché a loro volta impauriti (nel caso del bossing), o perché sono proprio loro nella posizione di colpevoli o complici (nel caso del mobbing orizzontale).

Per quanto concerne la documentazione medica, infine, sono importantissime le certificazioni sanitarie, i referti degli esami clinici effettuati, nonché la perizia redatta da uno specialista (psichiatra o psicologo) con indicazione dell’incidenza della patologia sulla capacità psico-fisica del lavoratore (il cosiddetto “danno biologico”).

Documentandomi online, ho trovato un’interessante raccolta di sentenze riguardo al mobbing, utile a tutti coloro che stanno valutando se rivolgersi a un avvocato.

Il tema è delicato, e sono necessari sia periti psicologi esperti nel danno da mobbing, sia avvocati con esperienza in questo tipo di cause, e spesso non si sa a chi rivolgersi.

A Torino, opera da più di 15 anni l’Associazione Risorsa onlus, composta da volontari impegnati ad aiutare chi vive il disagio nel mondo del lavoro e a contrastare gli effetti del mobbing sull’individuo e sulla collettività. Se volete un appuntamento con lo Sportello di ascolto e orientamento, potete telefonare allo 011.5817810.

(Image by Ohmydearlife on Pixabay)

Di.A.Psi: Week-end da Sbandolo dicembre 2019

La Di.A.Psi. Piemonte (Difesa Ammalati Psichici), è un’associazione di volontariato composta da familiari e volontari, con sedi in varie città di Piemonte, Valle d’Aosta, Marche e Lazio.

È sorta a Torino nel 1988 ad opera di alcuni familiari di persone con problemi psichici – in particolare schizofrenia – che si trovavano sole a dover affrontare problemi per loro insostenibili e che non trovavano nel servizio pubblico risposte adeguate.

Collaborando con l’Associazione Il Bandolo onlus, la Di.A.Psi organizza diversi momenti aggregativi per i malati e i loro familiari, i “Week-end da Sbandolo”. Questi sono gli appuntamenti del mese prossimo:

Sabato 7 dicembre 
*4 chiacchiere e un caffè in Di.A.Psi*
Un sabato al mese Di.A.Psi. apre le porte a tutti. Nel corso del pomeriggio, verranno festeggiati i compleanni del mese.

Domenica 8 dicembre
*Karaoke in Di.A.Psi*

Sabato 14 dicembre
*Bowling*
Presso Bowling King Center.

Domenica 15 dicembre
*Teatro: “Scene dalla terra”*
Presso Teatro della Parrocchia S. Secondo.

Sabato 21 dicembre
*Portobello*
Scambio di libri, fumetti, DVD e CD.

Domenica 22 dicembre
*Cineforum: “Tutte pazze per Charlie”*
*Mostra fotografica*

Mercoledì 25 dicembre
*Tombola di Natale*

Giovedì 26 dicembre
*Cinema*
Presso il Cinema Massaua Cityplex.

Sabato 28 dicembre
*Bowling*
Presso Bowling King Center.

Domenica 29 dicembre
*Ballo*
Presso Le Roi Dancing.

Martedì 31 dicembre
*Brindisi per il Nuovo Anno*

Mercoledì 1 gennaio 2020
*Cinema*
Presso il Cinema Massaua Cityplex.

Le prenotazioni aprono domani, giovedì 21 novembre.
Per maggiori info e costi potete consultare il volantino di dicembre.

 

(Photo credit: Diapsi Torino)

Il blog della psicologa

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